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Aria di nuove collaborazioni: Kia per greenreport

Felicissima di aver appena iniziato una nuova collaborazione con un magazine davvero ben fatto!

Sto parlando di Greenreport il “quotidiano per un’economia ecologica”… il mio primo articolo tratta uno degli argomenti che più mi stanno a cuore, l’uguaglianza, questa volta però analizzato da un punto di vista scientifico grazie ad un nuovo studio effettuato sulle grandi scimmie.

 

Anche le grandi scimmie hanno una memoria come la nostra

Per chi si trova ad avere una sensibilità che va oltre l’appartenenza di specie non sarà certo una grossa sorpresa ma chi invece é sprovvisto di tale attitudine uno studio realizzato da un gruppo di primatologi e pubblicato su Current Biology

(http://www.cell.com/current-biology/home) permette finalmente di chiarire alcuni punti bui circa l’esistenza o meno della memoria a lungo termine in altre specie animali oltre la nostra.

Lo studio ha confermato infatti l’ipotesi che non solo l’essere umano sia dotato di quella che comunemente é detta “memoria a lungo termine” mettendo in relazione un’ulteriore tratto comune tra scimmie antropomorfe ed esseri umani.

Il concetto di memoria autobiografica involontaria infatti risulta essere la conferma maggiore fatta dallo studio.

Questo tipo di memoria infatti permette ad un’esperienza presente di rievocare un pensiero legato al passato, permette così ai primati di collegare elementi diversi riferiti a situazioni molto simili tra loro.

I test hanno riguardato scimpanzé ed orangutan impegnati a fare e rifare test già sostenuti in periodi precedenti: i primati hanno dovuto trovare oggetti nascosti che poi hanno usato per il raggiungimento di uno scopo, ossia l’ottenimento di una certa ricompensa.

I test sono stati fatti a gruppi di individui in un primo tempo (tre anni prima) quindi in un secondo tempo (due settimane prima) ed infine é stato riproposto un’ultima volta, sempre con le medesime condizioni (luoghi e persone coinvolte).

Le uniche differenze tra i test proposti in vari periodi di tempo sono state le posizioni di nascondiglio degli strumenti da trovare.

Inoltre test di altro genere ma molto simili a questi venivano proposti ad ogni individuo nello stesso periodo di tempo.

I dati sperimentali ottenuti hanno dato ragione alle ipotesi fatte dai ricercatori: tutti i primati hanno realizzato tempi brevissimi nel compiere le azioni richieste sottolineando così le capacità di collegare situazioni accadute nel passato senza confondere situazioni diverse anche se simili, ma non significative al raggiungimento dello scopo.

Chiaro é che stando così le cose pare lampante a chiunque l’impossibilità impellente, almeno etica, di continuare inutili e violente  sperimentazioni che coinvolgono primati e grandi scimmie, confermando così la giustezza della scelta fatta da alcune università ed istituti di ricerca europei secondo i quali l’uso di primati risulta superfluo e cruento sostituendo quindi tali test con test in vitro o con modelli computerizzati.

Dato che tutto in natura ha una ragione ed un funzione , é plausibile che l”evoluzione di questo tipo di memoria sia proceduta per semplificare la soluzione di situazioni che si ripresentavano più e più volte permettendo così una sempre più rapida soluzione.

 

Carmela Giambrone / Kia

fonte

“Le scienze” settembre 2013

 

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