Home » Alimentazione, Arte, Eventi, Intrattenimento, Milano, Mostre » Arts and Foods: oltre ciò che vi sareste mai aspettati

Arts and Foods: oltre ciò che vi sareste mai aspettati

IMG_9341

IMG_9301

“Mangia mangia mangia”

ecco ciò che parrebbe dirci questa mostra se solo le riservassimo un semplice e veloce sguardo.

Invece noi non ci accontentiamo ed una volta varcata la soglia, iniziamo scrupolosamente e con curiosità ad incamminarci lungo il percorso espositivo come giovani archeologi alla ricerca della nostra storia.

Immediatamente ci accorgiamo come l’etichetta “mostra” sia una scelta decisamente riduttiva.

Arts and foods sembra infatti essere uno dei più grandi allestimenti artistici mai visti in Triennale: 7000mq colmi d’arte, cultura e vita tutti da assaporare passo dopo passo.

Tre aree, cronologicamente consequenziali (ma non solo) dedicate a ciò che da metà del 1800 sino ad oggi ha rappresentato il passato, rappresenta il presente e rappresenterà il futuro dell’azione che ci accomuna tutti, della materia che interessa ognuno di noi senza distinzione alcuna, quella stessa materia e quella stessa azione che tanto ci accomuna quanto ci diversifica: la pietanza rende tutti noi tanto uguali quanto profondamente diversi, nelle scelte, nell’atto, nei gusti e forse in molto di più.

Ma non è sempre stato così: il cibo come nutrimento per il corpo -prima- piano piano si fa nutrimento per l’anima trasformandosi esso stesso e la società che lo circonda, che lo crea, che lo ingloba.

Se all’inizio il cibo era qualcosa che in punta di piedi veniva consumato in famiglia ora pare essere invece soggetto che urla e si dibatte davanti ai nostri occhi, dirompente ed eccessivo.

Passare dalla prima area dedicata agli allestimenti che in ordine cronologico ci guidano mano nella mano dalla fine dell’ ‘800 fino a oggi permette di vedere con i nostri occhi luoghi aristocratici e benestanti, con accessori e suppellettili, utensili, stoviglie e ricettari provenienti dai viaggi e dalle scoperte dei nuovi mondi (…e a volte tutt’altro che cruelty-free) sino ad ambienti pubblici come il poetico e perfetto Cafè d’inizio ‘900, o locali privati con rifacimenti di sale da pranzo nobiliari o ri-allestimenti di botteghe.

IMG_9304

IMG_9305

IMG_9307

IMG_9308

IMG_9310

 

IMG_9312

IMG_9313

IMG_9316

IMG_9317

Ci si può lasciar scuotere dalle pubblicità futuriste di Depero poste accanto ad oggetti provenienti da tribù cannibale.

IMG_9318

IMG_9319

IMG_9320

IMG_9321

IMG_9322

Sorprendersi dinnanzi a kit  militari di guerra e da manuali con indicazioni di coltivazione degli orti (anch’essi “di guerra”): ecco questi sono solo alcuni assaggi di ciò che ci può accadere visitando la mostra.

 

IMG_9329

IMG_9330

IMG_9331

IMG_9332

IMG_9333

I primi elettrodomestici superfunzionali e compatti americani, le campagne in cirillico “il nostro cioccolato è talmente buono che piace anche al sole” o i manifesti di Lester Beall per “the Rural Electrification Administration” degli anni ’30 o ancora la macchina da caffè Pavoni “Concorso”, disegnata da Bruno Munari e Enzo Mari nel 1956 e “La maison des jours meilleurs” di Jean Prouvé  dello stesso anno con le note di musica americana in sottofondo che ci trasportano esattamente in quegli anni….ecco, tutte queste sembrano tappe di un viaggio, un viaggio veloce che corre via davanti a noi in maniera frenetica e a tratti quasi sfuggente.

IMG_9323

IMG_9324

IMG_9325

IMG_9326

IMG_9327

IMG_9328

IMG_9334

Certo è che visti così, tutti assieme, i decenni sembrano rivoluzioni a cui siamo stati sottoposti (noi esseri umani) in maniera inconsapevole ed allora come oggi pare non possano mai avere una fine.

In realtà quindi siamo solo spettatori di qualcosa che sembra esser sfuggito di mano quanto a noi tanto alla nostra stessa società?

potremmo lasciare che ci risponda l’enorme barattolo Daddies di ketchup che dal giardino accanto ai Bagni di De Chirico sembra scagliarsi violentemente verso il cielo.

IMG_9336

IMG_9337

IMG_9338

Eppure passando uno dopo l’altro ad elementi tanto eccessivi, dopo un po’ ci si fa quasi l’abitudine e così pian pianino anche Andy Warhol con il suo Campell’s Soup cans sembra non stupirci più: ed allora ecco la svolta.

IMG_9347

IMG_9349

IMG_9360

IMG_9361

EAT  lampeggia davanti a noi, enorme scritta nera su sfondo giallo fluo ed è lì che ci rendiamo conto di quanto sia davvero importante il cibo nella nostra esistenza quotidiana sì, ma per la comunicazione e la socialità, prima che per la nostra carne.

Ormai non più solo necessario nutrimento per il nostro corpo quanto (e soprattutto) per la nostra mente, per le nostre abitudini, per l’intera nostra vita: il cibo si ascolta, si osserva, si gusta.

Non solo uno bensì cinque i sensi utili (e forse qualcuno in più!): ecco cosa ci rivela Arts and foods.

Decine di vinili uno dopo l’altro campeggiano, quasi ridondanti, infiniti, davanti ai nostri occhi e musica e note si fanno sempre più forti: Rolling Stone, Who ed altre pietre miliari della musica ci ricodano come il cibo sia tanto trasversale da non poterlo tralasciare nemmeno nelle trame del suono.

IMG_9351

Bjork e Sordi permettono al terzo senso, la vista, di ammirare l’arte ed il cibo in video: un modo di dire cultura molto diverso quanto reale.

IMG_9366

IMG_9344

E con il naso all’insù guardando il cielo ciò che scorgiamo sarà ancora cibo: quello degli astronauti che con le loro missioni dagli anni ’60 dello scorso secolo fanno sognare di mondi da scoprire e colonizzare, nuovi ed inaspettati portando però sempre in tasca fragole terrestri.

IMG_9352

IMG_9353

Infine l’ultimo spazio che visiteremo in quest’ inaspettato e fantastico viaggio ci porterà nella contemporaneità con icone come Marina Abramovich, Vanessa Beecroft (fotografia 2003-2007), Jannis Kounellis.

IMG_9369

IMG_9371

IMG_9372

 

IMG_9378

IMG_9379

IMG_9381

IMG_9383

 

IMG_9390

IMG_9392

Urs Fischer, Bread House 2004-2006 e la sua casa di pane , le facce stralunate di Gregory Crewdson, untitled (Sunday roast) 2005, il pesce che riempie quasi interamente una delle stanze espositive di Frank O. Gehry, GFT fish, 1985-1986, l’enorme forchetta Leaning Fork with Meatball and Spaghetti III 1994.

E poi come non notare le gigantografie di allevamenti intensivi di maiali (scrofe con i loro cuccioli) immobilizzate e sfruttate o il processamento in un’industria in Cina di polli per consumo alimentare?

IMG_9375

IMG_9376

IMG_9393

IMG_9394

IMG_9382

Per chi ha fatto una scelta di consapevolezza chiaramente nulla di nuovo ma non dimentichiamo che la maggior parte delle persone non l’ha fatta, e non solo, non è nemmeno conscia di ciò che oggi significa davvero “allevamento”: anche questa presenza rende “Arts and Foods” un evento davvero stupefacente.

Infine vedere per la prima volta dal vivo un’opera dei fratelli Chapman mi stupisce profondamente fino all’osso: con le mani poggiate sul vetro osservo l’abominio del re del junkfood per eccellenza e delle sue infernali conseguenze secondo il duo.

IMG_9384

IMG_9385

IMG_9386

IMG_9387

IMG_9389

Nella città della più grande Esposizione Universale sul Cibo quest’opera lì davanti al naso rende l’agro e l’ amaro un po’ più forti anche per i più tolleranti.

Arts and foods: oltre l’arte, oltre il cibo, oltre la comunicazione, oltre ciò che pensiamo e che avremmo mai creduto di poter immaginare.

Visitabile fino all’1 novembre 2015

In Triennale di Milano (info costi e orari QUI)

Expo-Aree tematiche

IMG_9346

IMG_9354

IMG_9356

IMG_9357

IMG_9358

IMG_9359

IMG_9367

IMG_9395

IMG_9396

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
Print Friendly

Rispondi