dilemma

Riprendo una discussione iniziata da Erbaviola sul suo sito dove potete andare e leggere per intero il suo post , qui di seguito solo uno stralcio : ” Se il sistema non ti piace, se non lo condividi, hai solo una scelta: esci dal sistema. Non è vero che si combatte da dentro, da dentro non combini niente. Ti devono vendere dei prodotti, mica scrivere la costituzione. Cosa puoi cambiare? Niente. Io prima alla Coop ci compravo parecchie cose che non erano frutta e verdura. Perché la Coop aveva i prodotti che dicono no alla vivisezione e che non costano un rene come quelli del Naturasì. Ma che senso ha promuovere la carne halal, presentare gli animali solo come cibo (vedi pubblicità della Littizzetto, dalle triglie nel microonde al manzo che la fa sentire sicura) e poi farmi due pigne così di pubblicazioni sul fatto che hanno i prodotti non testati sugli animali? Cioè: te li magni, li macelli all’islamica ma non gli spalmi la crema per vedere se fa allergia? Ah beh, una scelta coerente.”
La discussione è l’eterno dilemma: uscirne o tentare qualcosa di alternativo?
Di seguito ciò che ne penso io:
Condivido pienamente quasi tutto ciò che dice, tranne che una piccola piccola cosa: sono concorde sull’uscirne ma ragioniamo un attimo per ipotesi…mettiamo per es. che da domani tutti i soci coop animalisti-antispecisti e magari attenti ell’etica e che seguono un consumo critico (insomma tipo tutti noi) smettano di acquistare alla coop….e mettiamo che la maggior parte di loro non possano recarsi in posti tipo NATURASì e affini…e che quindi si rivolagno ad altre catene tipo Carrefour (che leva diritti ai dipendenti come fossero patatine) o Esselunga (che se sei un dipendente ti vieta l’utilizzo dei wc se ci sei andata già troppe volte a loro parere e che è anche poco poco etica circa la trasparenza del confezionamento della frutta e verdura bio…)…beh….cosa accadrebbe?…accadrebbe che tutti quei prodotti che fino ad ora sono “decollati” in una catena di larga_distribuzione come coop (vedi tofu, seitan, prodotti a base di soia, alghe,..prodotti ecologici e cruelty-free, FSC …etc…) e che quindi piano piano si sono ‘insinuati’ anche nel carrello della spesa della ‘famiglia comune’ scomparirebbero…e allora via largo campo di nuovo a Nestlè,l’Oreal e affini….e alllora il mio atroce dubbio è : dato che siamo in un mondo dove con 700/1000 euro al mese non ce la fai a fare la spesa in posticini come le catene bio (ci ho provato ma ho dovuto fare una scelta: pagare le bollette o andare a fare acquisti nella grande distribuzione)…io mi chiedo se sia meglio dimostrare il nostro disappunto mandando lettere di protesta magari oltre che alla coop stessa anche ai giornali e perchè no ai concorrenti della coop (visto che tipetti come quelli dell’esselunga non disdegnerebbero fare pubblicità negativa alla coop…arrivano a scriverci libri addirittura!) ma comunque continuare ad acquistare prodotti etici in coop (che poi sarebbe comunque quello che si sarebbe costretti a fare in una qualunque altra catena di larga distribuzione), pur essendo consapevoli dell’ipocrisia ma soprattutto del fatto che coop come dice Erbaviola ‘ deve vendere mica fare la costituzione’….non possiamo delegare alla grande distribuzione le scelte giuste però possiamo indurla a falre con le nostre scelte ( che è poi il principio base del boicottaggio e del consumo critico…) perché per me il messaggio da lanciare è che se tu catena X vendi delle cose che sono compatibili con i miei bisogni ( in questo caso etici ) io li acquisto altrimenti no (altro discorso invece è per le marche per il quale c’è molta più possibilità di scelta).

Chiaro che se invece fossimo in un paese più ‘avanzato’ non saremmo obbligati ad andare alla grande distribuzione perché le catene bio hanno prezzi proibitivi, in Svizzera o in Germania non devi spendere il tuo tfr per fare la spesa lì ma i prezzi relativi al costo della vita e agli stipendi sono molto più equi, ma in Italia le cose sono ancora ‘d’elitè’ e perciò purtroppo la maggior parte di noi deve ricorrere alla grande distribuzione, anche perché il negozietto della Zia Pina sotto casa vende tonno in scatola e ragù di viittelino….insomma altro che etico…

In conclusione, a livello teorico sono in accordo completo con quello che dice ma all’atto pratico ho forti forti dubbi, magari sbaglio ma per ora purtroppo ritengo che fino a quando compagnie del biologico che seguitano a voler guadagnare uno sproposito su prodotti che dovrebbero costare meno e non di più, solo per cavalcare l’onda del guadagno facile anche loro saranno i responsabili della situazione che induce consumatori etici come noi a dover fare compromessi per rendere compatibili scelte pratiche e etica personale….

Questa la risposta di Erbaviola :

mmmmhhhh tutto giusto ma la mia idea è di agire su due fronti: molta autoproduzione, no supermercato, molto acquisto dai produttori locali. Infine questi ultimi mesi di follia di Coop li ho trovati una buona spinta a cambiare ancora di più nei consumi. Non è accettabile nemmeno comprare solo i prodotti ‘etici’ come facevo fino a poco tempo fa perché, ma è solo una mia idea, se il sistema non ti piace, esci dal sistema. L’alternativa alla coop non è comprare all’auchan e nemmeno comprare nelle catene bio. L’alternativa alla coop è comprare con i gas, per esempio, o direttamente dai produttori-

E in linea di massima sono davvero davvero daccordo ma se come nel mio caso di gas in zona non ce ne sono e sono riuscita a trovare solo 1 produttore di frutta e verdura bio che però tiene aperto 2 volte sì e 10 no come faccio?…purtropppo non ho moltissima scelta…perciò diciamo quindi che per ora faccio la scelta di fare la spesa in coop (anche se in realtà è una cooperativa indipendente che si affianca a coop per alcuni prodotti) e dal produttore di bio quelle 2 volte che è aperto…per il resto ok all’autoproduzione (sto diventando una fanatica dell’autoproduzione)…^-^

Vi ricordo per chi è di Milano e dintorni che domani sera presso la sede di Progetto Gaia a Milano ci sarà la presentazione del libro di Erbaviola ‘Orto su balcone-coltivare naturale in spazi ristretti’ed. FAG

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4 Responses to dilemma

  1. Beh io sono un po’ vigliacca e da quando ho sentito della storia della carne alla Coop compro solo l’essenziale senza guardarmi attorno, cioè evito di fare la spesa anche se sono lì. D’altronde è difficile evitare di andare per principio. Ultimamente cercavo della carta riciclata per stampante e in cartoleria mi hanno proposto solo carta riciclata e ultrasbiancata. Il processo di sbiancatura della carta è più inquinante di quanto non si pensi e una risma me l’hanno proposta a 8.00 euro. Poi ho scoperto che alla Coop hanno carta riclata del tipo più grezzo al costo di 4.00 euro. Perciò a meno che non si navighi nell’oro è inevitabile fare acquisti particolari alla Coop.
    Per conto mio anche se avessi la possibilità di spendere preferirei acquistare dove spendo meno ed utilizzare quello che risparmio per altri scopi più importanti.
    Ciao Veggie

  2. sì, beh non è che pure io faccio i salti di gioia ma…come dicevo fino a che non riuscirò a entrare in un gas la ccop è la scelta + vicina alla mia etica, ma chiaro, non per tutto…cmq, sì hai proprio ragione, la sbiancatura inquina tantissimo, e poi quella carta la uso anch’io ed è equa sia come prezzo monetario che come prezzo ambientale!^-^a presto!

  3. Su questi argomenti mi piacerebbe andare avanti a parlarne insieme. Come uscire dal supermercato è un argomento vastissimo… i come però possiamo inventarceli man mano 🙂

  4. Secondo me ci vuole parecchio buonsenso, in tutto.
    L’acquisto consapevole è essenziale, ma non deve essere fanatico – altrimenti si creano tanti danni quanti profitti!

    PS: sono arrivata sul tuo blog cercando la ricetta dell’oleolito di gelsomino, grazie per la dritta!! 😉 il primo esemplare di casa attende su uno scaffale.

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