Home » Ecosostenibilità, Help animals, Informazione, Iniziative Veg » ECCO LA REALTA’ SULLA LANA PRODOTTA IN AUSTRALIA

ECCO LA REALTA’ SULLA LANA PRODOTTA IN AUSTRALIA

L’Australia è uno dei principali esportatori di lana al mondo, le pecore sono sottoposte ad una pratica chiamata “mulesing“.

Questa procedura consiste nel bloccare l’animale con delle barre di metallo e tagliare lembi di carne viva dall’area perianale, inclusa la coda, lasciando così la carne viva e sanguinante.

In questo modo si evita che la pecora sporchi il suo vello con gli escrementi o che le mosche depositino le loro uova tra la lana.

Il tutto si svolge senza alcun tipo di anestetico e con cesoie da giardinaggio, sebbene esistano dei metodi di controllo ben più miti.

Gli allevatori affermano che questa pratica viene effettuata sulle pecore per prevenire che le larve di mosche infestino la pelle rugosa, una caratteristica fisica per la quale le stesse pecore sono appositamente selezionate e allevate.

È evidente che alcuni animali non riescano a sopportare tali torture e muoiano a causa di infezioni, ma nel contesto dei grandi numeri è ininfluente, in quanto questo trattamento risulta comunque più economico.

Quando la lana dell’animale non è più redditizia, le pecore vengono inviate nel Medio Oriente su navi a stiva aperta, sotto un sole cocente per un viaggio che dura anche molte settimane.

http://www.petatv.com/tvpopup/Prefs.asp?video=live_transport3(per scaricarlo Click here to download this video )

Ecco altre notizie su quello che comunemente viene chiamato “abbigliamento”…

Da OIPA

Da Gattivity

…e….

VeganItalia dice che… Spesso ci si chiede cosa ci sia di male nella lana.

E’ comune credere che come le mucche producono latte per donarlo con gioia all’uomo, così le pecore sono ricoperte da un folto mantello di lana affinché gli esseri umani possano goderne.

E’ evidente ai nostri occhi che si tratta di un atteggiamento cinicamente antropocentrista.

Sembra inutile spiegare le ragioni secondo le quali noi crediamo nell’assurdità di queste fantasie. Gli esseri animali non sono stati creati perché gli esseri umani li potessero sfruttare, così come i neri non esistono per essere usati dai bianchi, né le donne dagli uomini (Alice Walker, prefazione a The Dreaded Comparison: Human and Animal Slavery, 1988).

Le mucche non producono latte per la nostra alimentazione e le pecore non sono ricoperte di lana per i nostri maglioni.

Una semplice descrizione di ciò che si nasconde dietro il morbido tepore di una sciarpa o di un paio di guanti di lana dovrebbe essere sufficiente per rendersi conto dell’immoralità di questo tessuto.

Le pecore che conosciamo discendono da antiche pecore di montagna che ancora oggi vivono in alcuni remoti angoli del mondo.

In natura questi animali sono avvolti da un mantello adatto al clima del loro habitat, ma questa quantità ideale per loro, è ovviamente poco vantaggiosa per gli uomini.

Di conseguenza anche le pecore hanno subito gli effetti di un allevamento che mira alla selezione genetica dei tratti migliori.

Per l’uomo.

Le pecore allevate ai giorni nostri sono ricoperte da una massa di lana pari spesso a metà del loro peso totale: dolci animali trasformati in sofferenti mostruosità produttrici di lana.

Gli allevamenti più importanti si trovano in Australia e in Sud America, luoghi dove le escursioni termiche possono essere notevoli.

Un’alta percentuale della lana prodotta al mondo viene esportata proprio dall’Australia, qui durante l’estate le pecore patiscono pene incredibili a causa del caldo, mentre in inverno vengono uccise dal freddo in seguito alla tosatura, secondo alcuni dati ne muoiono oltre un milione ogni anno.

La specie più apprezzata perché più produttiva è la merinos.

La pelle delle pecore merinos, dopo attenti processi di selezione, è stata resa estremamente grinzosa, questa condizione dal punto di vista degli allevatori può essere considerata un pregio indiscutibile, ma la stessa, vista attraverso gli occhi delle pecore, assume tonalità ben diverse.

Durante l’estate le pieghe della pelle diventano dei nidi ideali per le larve delle mosche: esse vi trovano infatti un ambiente perfetto grazie al calore ed al sudore dell’animale.

Gli allevatori, non certo mossi da compassione per le sofferenze delle pecore, bensì preoccupati per le ripercussioni economiche, hanno comunque scoperto una soluzione “geniale” al problema da loro stessi creato.

Il termine inglese per descriverla è “mulesing“: si tratta di un’operazione da eseguire rigorosamente senza anestesia (si sa, costa troppo…) che consiste nell’asportare lembi di carne dalla zona circostante l’ano, in questo modo la pelle si distende sul corpo dell’animale.

Alle pecore rimangono delle dolorosissime ferite sanguinanti, ma almeno il problema delle mosche è risolto!

O per lo meno lo è momentaneamente, poiché a volte gli insetti riescono a deporre le uova all’interno della ferita prima che questa si sia rimarginata.

Un altro aspetto da considerare riguarda i metodi di allevamento.

Ancora una volta piuttosto che guardare nei dolci occhi dell’animale si preferisce guardare nel confortante grigio (o verde, se preferite i dollari) del portafoglio.

La tosatura viene eseguita da personale pagato in base alla quantità di lana tosata.

Ciò comporta che questa operazione viene eseguita nel modo più veloce possibile: la rapidità vale molto più dell’accuratezza.

E’ inevitabile che così facendo le pecore vengano trattate senza la minima attenzione, ed ancora una volta soffriranno innumerevoli contusioni e ferite.

Inoltre, sempre a causa dell’inadeguatezza del personale rispetto all’enorme numero di animali riuniti nelle greggi, ogni anno, solo in Australia, muoiono soffocati e schiacciati dalle altre pecore circa dieci milioni di agnelli dopo pochi giorni dalla nascita.

Chi segue uno stile di vita che rispetta ogni essere vivente non utilizza prodotti in lana né realizzati con altri materiali ottenuti dagli animali.

Le alternative alla lana sono numerose e di facile reperibilità (acrilico, pile, alcantara, gore-tex…).

Il problema che si presenta di solito a chi sceglie di diventare vegan è cosa fare con quanto già possiede.

Alcuni ritengono sia necessario smettere di indossare maglioni, vestiti, guanti, ecc. frutto di orribili crudeltà.

La loro scelta è quindi quella di sbarazzarsi di tutti questi capi di abbigliamento.

Una scelta ammirabile soprattutto se si donano questi articoli a chi ne può aver bisogno, ad esempio ad associazioni che raccolgono beni per i senza tetto o persone bisognose.

Ma decidere di rinnovare completamente il proprio guardaroba può non essere facile per chi non dispone dei mezzi economici sufficienti.

In questo caso la strada migliore da percorrere sembra essere utilizzare gli indumenti che già si possiedono sostituendoli gradualmente con dei nuovi realizzati nel rispetto di ogni forma di vita.

info
QUI

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
Print Friendly, PDF & Email

3 Responses to ECCO LA REALTA’ SULLA LANA PRODOTTA IN AUSTRALIA

  1. Io metto da parte i peli delle ascelle, da qualche tempo in qua. Vedessi che bei maglioni. E ho risolto il problema della trama ispida pettinandoli un po’ prima di intrecciarli insieme.

    Comunque questa cosa che l’uomo sia erbivoro è una vaccata terrificante. Lo so, non c’entra un’acca col post, in questione, ma dovevo dirlo… Ok che non è carnivoro, non esclusivamente almeno, ma da qui a pretendere che si nutra come un bove ce ne va di coraggio

  2. @ Pautasio
    Complimenti per la scelta. Tu e sottolineo TU, hai scelto di tagliarti i peli e conservarli e farne ciò che più ti aggrada.
    Hai provato a pensare che forse alle pecore piacerebbe scegliere di tenersi tutti i loro peli.

    Non capisco come tu possa trovare aberrante che una persona scelga di nutrirsi esclusivamente di alimenti
    di origine vegetale e giustifichi invece chi si nutre di cadaveri.

  3. …concordo con maurico…per me puoi pure farti le treccine coi peli pubici…beh…De Gustibus…
    …certo devo dire che “l’uomo erbivoro” non l’avevo mai sentito…beh comunque direi che non amo l’erba e visto che sono vegetariana da più di 7 anni (e vegana da maggio) e non solo sono viva e vegeta ma le mie analisi sono la prova che ciò che dici non è corretto…e quindi no è coraggio è scienza…direi che forse devi revisionare qualcosina di ciò che asserisci…
    comunque grazie per il tuo commento e torna a trovarmi.

Rispondi