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La decrescita felice da Serge Latouche a Maurizio Pallante

Maurizio Pallante, ideatore del movimento di decrescita felice si è sempre ispirato ai movimenti delle città della transizione.

Per lui è necessario rivedere l’indicatore della nostra economia per eccellenza: il Pil.

Il Pil infatti serve a quantificare le quantità di merci scambiate.
Quest’indice però, come tutti gli indici matematici, è sterile perché non fa alcuna differenza tra merci e beni.

Sembra infatti una banalità invece non lo è: le merci sono “oggetti o sevizi che si acquistano scambiandoli con denaro” mentre i beni sono “oggetti o sevizi che rispondono a un bisogno”.

La chiave dell’idea rivoluzionaria di decrescita sta proprio nel fatto che “esistono beni che non sono merci e merci che non sono beni.”

Da questa semplice distinzione parte l’intero movimento (http://decrescitafelice.it/)

Facciamo un esempio: un bene per l’economia può essere una casa coibentata male, essa infatti consumerà energia, sì, ma in realtà quel che farà per davvero sarà sprecarla ma comunque questo farà crescere il pil.
Al contrario, un orto, che permetterà a chi lo coltiva di non acquistare più frutta e verdura al negozio farà abbassare il pil e quindi per l’economia sarà un male.

Certo, ma di che economia stiamo parlando? non certo di quella del buonsenso … in effetti però è esattamente così che stanno le cose.

E’ chiaro ormai che, continua Pallante, in un epoca di crisi come questa non è più vantaggioso, paradossalmente nemmeno economicamente, rimanere attaccati a questo pensiero ormai largamente diffuso e non è nemmeno più possibile dal punto di vista ambientale continuare a sostenerlo.

Il problema dei rifiuti per esempio è uno dei problemi più importanti della nostra società causato dal continuo ricambio di oggetti ed alla loro continua sostituzione. Se aggiungiamo poi la crisi ambientale nel quale ci troviamo è facile capire che ” è necessario un cambiamento negli stili di vita di ciascuno di noi” ma prima ancora di far questo è necessario comprendere la realtà che ci circonda e nella quale ci troviamo: “se vogliamo salvarci occorre introdurre profondi mutamenti negli stili di vita!”

Serge Latouche, economista e filosofo, parlando di decrescita ci spiega come gli economisti abbiano costruito un modello basato sulla crescita infinita e partendo da quest’idea il passo è stato breve nel  considerare aria ed acqua, essendo a loro modo di vedere illimitati, beni senza valore, dimenticandosi anche del valore dei suoli e della biodiversità.

E’ chiaro quindi che una crescita infinita non è possibile su un pianeta finito quindi, essendo l’uomo naturalmente portato all’ingegno si è cominciato ad avvicinare naturalmente all’idea di decrescita, essa infatti non è altro che “una scommessa sull’ingegnosità umana che cerca di trovare nuove soluzioni alla realtà che lo circonda.”

Per Latouche la decrescita non è la crescita negativa, questa è quella che stiamo vivendo oggi in questo periodo di crisi.
Ciò che si sta producendo a causa di essa è più disoccupazione, meno finanziamenti per la cultura, per la salute, per l’ambiente e per questo è necessario fuoriuscire da questa società di crescita continua creando un futuro sostenibile.

La differenza tra decrescita e recessione è semplice: la decrescita è uno “slogan provocatorio” che serve a spiegare la necessità di rompere definitivamente con gli schemi sulla quale questa società si fonda, dovremmo invece poter parlare di Acrescita, con la “A” privativa, per poter uscire dalla fede nel mercato e dalla religione del progresso a tutti i costi, “la crescita per crescere per crescere” senza alcun’altra scopo ultimo non ha più alcun senso.

La crescita all’infinito che viviamo è la risultante di un’insieme di regole e dogmi su cui la società si è sviluppata, “una società che si è lasciata fagocitare da un’economia di crescita fondata sulla perdita del senso del limite”…”questa società è stata immaginata nel 1750, realizzata circa un secolo dopo con il sistema a vapore e quindi con il petrolio fino al suo trionfo, quello avvenuto nella società dei consumi del secondo dopoguerra. Realisticamente è possibile invertire la rotta fondando le decisioni non più sul sistema economico ma esigendo un sistema politico che non permetta più alla mano invisibile dell’economia di pilotare la società globalizzata in cui ci troviamo”.

Insomma, Latouche la chiama la “necessità di riscoprire la saggezza della lumaca”:

“la prima lezione che ci da è la lentezza, un’altra lezione, che ci ricorda anche Ivan Illich, é quella del buonsenso.
La lumaca infatti, come l’occidente nel ‘700, ha sposato la ragione, geometrica, in questo caso: per costruire la sua casa essa usa una progressione geometrica multipla e per ogni volta di conchiglia che costruisce quella successiva è sempre di una grandezza multipla di quella precedente ma ad un certo punto accade qualcosa.
La lumaca si ferma.
Dopo il quarto giro la lumaca, saggia, si ferma perché per costruire la quinta volta dovrebbe costruirla di 18 unità di più della prima. La lumaca quindi non potrebbe farla così enorme quindi, arrivata a questo punto,  torna indietro facendo delle costruzioni decrescenti atte al consolidamento della sua casa più che alla crescita smisurata.”

Ecco quello che dovrebbe fare l’uomo: apprendere dalla lumaca il senso del limite.

La proposta di decrescita di Latouche poi non è solo una rivoluzione pratica ma è anche una rivoluzione culturale, egli propone infatti con la frase “siamo diventati dei tossicodipendenti del consumismo e del lavoro” oltre che una riduzione dei consumi anche una riduzione del tempo destinato al lavoro, questo per raggiungere un maggior equilibrio riscoprendo il vero valore del tempo: “dobbiamo de-economizzare il nostro immaginario”.

Un piccolo esperimento lo possiamo fare tutti noi con estrema facilità: scriviamo su un piccolo pezzetto di carta i nostri desideri materiali, tutti ma proprio tutti.
Poniamo questo pezzettino di carta in un punto della nostra casa e attendiamo un mese.
Passato questo tempo riprendiamo questo piccolo foglietto e rileggiamolo.
Quello che accadrà quasi certamente è che più della metà di quelle cose molto probabilmente non faranno più parte dei nostri desideri, soppiantate da altre però.
Eccolo lì il circolo vizioso.
C’è un modo per uscirne però, con la consapevolezza di cosa è per davvero importante.
Dalla consapevolezza e solo da quella può derivare cambiamento qualunque esso sia.

fonti

-“Falò” programma della TV svizzera italiana canale RS1 http://youtu.be/F8a8gcv8KGM

-conferenza di Serge Latouche a Mestre (Ve) nel novembre 2007 http://youtu.be/0UGV1b3H9h4
-programma Tv Che tempo che fa di Fabio Fazio con ospite Serge Latouche dell’aprile 2011 http://youtu.be/V3DwCXrueAI
-Serge Latouche “Breve trattato sulla decrescita serena” Bollati Boringhieri editore

 

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2 Responses to La decrescita felice da Serge Latouche a Maurizio Pallante

  1. Che coincidenza! Proprio oggi ho chiesto ad Erbaviola se mi consigliava un libro su questo argomento e stasera mi trovo il tuo articolo!
    Grazie!

  2. articolo stupendo! fa capire alla perfezione quanto la nostra economia sia un cane che continua a mangiarsi la coda!
    sabrina
    http://mycherrytreehouse.blogspot.it/

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