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L’importanza del suolo, bene comune ed insostituibile

L’importanza del suolo, risorsa limitata e non rinnovabile, viene ancora pesantemente sottovalutata. Per far sì che questo venga inteso come bene comune ed insostituibile, è necessario innanzitutto un cambiamento di coscienza. Una speculazione dissennata, infatti, ha un enorme impatto sul clima, sul paesaggio e sulla vivibilità territoriale.

Articolo pubblicato su il cambiamento.it
By Kia

Parlando di sostenibilità con il presidente di Legambiente Lombardia Damiano Di Simine non è possibile non recepire concetti inaspettati ma basilari che solitamente non vengono esposti quando si parla di sostenibilità e risparmio.

Infatti generalmente quel che le parole ‘risparmio’ e ‘sostenibilità’ richiamano alla mente dell’uomo comune è quasi sempre legato alle buone pratiche, al risparmio di beni ed alla sobrietà degli stili di vita.

Certo, aspetti importanti e molto utili, ma se spesso si parla di risparmio di energia e di risparmio di acqua, quasi mai si parla di risparmio di suolo.

Il consumo di suolo infatti risulta essere un grosso problema pesantemente sottovalutato. La cementificazione e la speculazione impoveriscono il territorio tendendo contemporaneamente a modificare notevolmente anche gli stili di vita di ciascuno di noi.

Pensare che oggi non a tutti sia chiaro che per far salvaguardia dell’ambiente e protezione serve certamente pathos, ma in primo luogo dati incontrovertibili e certezze scientifiche, quindi intrinsecamente riproducibili e verificabili, è davvero molto grave: infatti solo grazie a questi dati ed a questi studi sarà poi possibile posare le fondamenta necessarie sulle quali basare le azioni di protezione e salvaguardia future.

Per raccogliere dati che mai nessuno prima aveva pensato di raccogliere è stato creato il Centro di ricerca sui consumi di suolo (CRCS). Il suolo, infatti, risorsa limitata e non rinnovabile viene ancora pesantemente sottovalutato e non è ancora chiaro a tutti che questo deve essere inteso come bene comune ed insostituibile. Per far questo però è necessario un cambiamento di coscienza prima che di legislazione e di governabilità di territorio. Ricordiamoci infatti che un cattivo uso e una speculazione dissennata ha un’enorme impatto sul clima, sul paesaggio e sulla vivibilità territoriale.

Ma allora forse ci verrà da chiederci: come fare per invertire la tendenza?

La cementificazione e la speculazione impoveriscono il territorio e modificano gli stili di vita Pensare ai borghi ed ai centri storici, alle zone dismesse o ai vecchi edifici abbandonati di architettura industriale può suggerirci una soluzione, perché la rivalutazione architettonica di tali zone, dove è possibile ovviamente pensare ad un recupero e ad uno sfruttamento sostenibile, potrebbe permettere una vera salvaguardia territoriale oltre che una progettazione sostenibile.

Inoltre perché finalmente non pensare alle nostre città come luoghi di ritrovata coscienza e di aggregazione cittadina? Il tutto verso un ridimensionamento delle città stesse più a misura collettiva e meno individuale.

Ricordiamoci sempre, infatti, che se un bene viene appreso come valore chi lo attacca o lo minaccia può essere riconosciuto e fermato. Una volta poi che il valore è stato assegnato sarà difficile che non ne consegua una migliore gestione ed un miglior utilizzo nell’ottica di rispetto e salvaguardia.

Parlando di suolo poi non è possibile non parlare di buone pratiche che viaggino verso il rispetto e la cura: una delle pratiche che possono essere facilmente sostenute da ognuno di noi nell’ottica di rispetto del suolo è la scelta di preferire un’agricoltura sostenibile, biologica, biodinamica e a stretto contatto con l’uomo.

Una volta i contadini, e tutt’oggi chi la coltiva per sé, amavano e ringraziavano la terra e la proteggevano, la lavoravano e passava tra le loro mani la forte consapevolezza che la terra, il suolo era vita. Se però l’agricoltura perde il significato di sostenibilità cedendo il posto al profitto ed anche qui alla speculazione sarà difficile ritrovare la stessa passione, lo stesso rispetto e la stessa cura che si poteva ritrovare nelle mani raggrinzite e secche scavate dal sole e dalla terra di un contadino di una volta. 

Amare la terra significa amare la vita, amare la terra significa amare il proprio territorio e chi distruggerebbe in maniera dissennata ciò che ama? Come Vandana Shiva potrebbe dire “dall’amore nasce ogni cosa e solo grazie all’amore può esistere il rispetto e la salvaguardia”.

Relazione tenuta dal Dott.Damiano Di Simine presso la cooperativa sociale Alboran nel progetto di formazione per Educatori Ambientali 2011

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