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MAIS OGM della Monsanto TOSSICO

redazione ECplanet

Per la prima volta, un prodotto transgenico, autorizzato per il consumo umano e animale, mostra segni di tossicità. È il mais OGM MON863, prodotto dalla Monsanto e autorizzato dalla Commissione Europea, ad alto rischio per reni e fegato. A rivelarlo è una ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica “Archives of Environmental Contamination and Toxicology”, condotta su cavie da laboratorio nutrite con il mais transgenico in questione. Lo studio ha anche analizzato i risultati dei test sulla sicurezza, sottoposti dalla Monsanto alla Commissione Europea per ricevere l’autorizzazione per la commercializzazione del proprio mais nell’UE. La ricerca conclude che il MON863 non si può considerare un prodotto sicuro.

La Commissione Europea ha autorizzato la commercializzazione del MON863 Il 13 gennaio 2006, sia per il consumo umano che per uso mangimistico, contro la volontà della maggioranza degli stati membri, nonostante Greenpeace sosteneva da tempo che i dati forniti dalla Monsanto non fossero affatto rassicuranti. Invece, le autorità competenti, e tra queste l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare [European Food Safe Authority – EFSA], hanno sempre minimizzato, considerando le scoperte fatte nel tempo dai ricercatori indipendenti “non biologicamente rilevanti”.

Cosa diranno ora che differenze significative sono state identificate nel sangue degli animali nutriti con il MON863 ?

I dati sono stati ottenuti da Greenpeace in seguito a una vicenda giudiziaria, e trasmessi, per una adeguata valutazione, a un gruppo di scienziati indipendenti diretti dal professor Gilles Eric Séralini, un esperto governativo in ingegneria genetica dell’Università di Caen (Francia). In una conferenza stampa, tenuta da Séralini insieme a Greenpeace, il professore ha dichiarato: “Le analisi della Monsanto non superano un controllo minuzioso. Per cominciare, i loro protocolli statistici sono altamente discutibili. Peggio, l’azienda non ha effettuato una sufficiente analisi delle differenze nel peso degli animali studiati. Dati cruciali dei test delle urine sono stati cancellati dal dossier dall’azienda stessa”.

Dopo questo grave scandalo, l’attuale sistema autorizzativo per gli OGM ha perso ogni credibilità (se mai l’ha avuta). Greenpeace chiede: il totale e immediato ritiro dal mercato del mais Monsanto MON863; una nuova valutazione di tutte le altre autorizzazioni concesse ai prodotti OGM; una precisa revisione dei metodi analitici utilizzati.

BAN MONSANTO 2

Quando la Monsanto decise di portare in tribunale l’agricoltore canadese Percy Schmeiser, accusato di usare illegalmente i semi della multinazionale, il gigante biotech americano non immaginava di stare creando un vero e proprio “folk-hero”, un eroe popolare diventato simbolo del movimento anti-OGM. Seppure Schmeiser abbia perso tutte le battaglie legali contro la Monsanto, non si è perso d’animo, e oggi gira per il mondo portando avanti la crociata contro gli OGM e i monopoli delle corporations sui semi. La vicenda inizia nel 1997, quando Percy Schmeiser scopre che alcune delle sue piante di colza sono resistenti all’erbicida perché contaminate dal polline della colza biotech di proprietà della Monsanto. Nel ’98, ispettori della Monsanto vanno nei suoi campi, senza permesso, per prelevare campioni del raccolto quasi pronto: la Monsanto denuncia Schmeiser per aver piantato sementi senza avere la licenza.

Nel maggio del 2004, con 5 voti a favore e 4 contrari, la Corte Suprema canadese, con una sentenza scandalosa, dà ragione alla Monsanto, decretando che Percy Schmeiser ha violato il brevetto della multinazionale americana seminando nel 1998 la colza Roundup Ready (modificata geneticamente per essere resistente all’erbicida Roundup della stessa Monsanto) senza aver legalmente acquistato i semi dalla ditta proprietaria del brevetto. Eppure, Percy Schmeiser non ha mai piantato colza Roundup Ready nella sua fattoria nel Saskatchewan. Ha dichiarato che se il suo raccolto del 1998 è risultato in gran parte resistente all’erbicida è perché le sue piante sono state impollinate dai campi circostanti, coltivati a colza transgenica (circa il 40% degli agricoltori del Canada occidentale coltivano colza geneticamente modificata), e che lui non avrebbe mai voluto varietà transgeniche. “La colza della Monsanto ha contaminato per anni i campi del Canada – dichiarò dopo la sentenza Federica Ferrario di Greenpeace Italia – e non vi è alcun modo per bloccare la contaminazione genetica. Paradossalmente, la Corte ha concluso che la Monsanto può continuare a contaminare i campi degli agricoltori e a minacciarli mediante costose azioni legali”.

[…] Va sempre ricordato che non è possibile “trattenere” gli OGM. Una volta che introduci una nuova forma di vita nell’ambiente non c’è più modo di richiamarla indietro. Non è possibile trattenere il vento. Non è possibile trattenere il trasporto dei semi da parte di uccelli, api e altri animali. Non è possibile trattenere gli OGM, che si diffonderanno ovunque con la stessa facilità. Non può esserci la “co-esistenza”. Credetemi, dalla mia esperienza di mezzo secolo da agricoltore, so che se viene introdotto un gene modificato in un qualsiasi organismo, questo gene sarà dominante. Alla fine il gene modificato prevarrà. Non è possibile avere allo stesso tempo in un paese coltivazioni OGM e biologiche o convenzionali. Il rischio è che alla fine tutto diventerà OGM. E non ci sarà più scelta. Credetemi, gli agricoltori biologici nelle non possono più coltivare la soia o la colza. Tutti I nostri semi adesso sono contaminati da OGM […] (Estratto da una conferenza di Percy Schmeiser tenuta a Vancouver prima del terzogrado di giudizio).

Alla fine, Percy Schmeiser è stato condannato dai giudici canadesi a pagare 170.000 dollari a Monsanto, e ha speso 300.000 dollari in spese legali, trovandosi costretto a ipotecare casa e terreni.

A Jocotitlan, in Messico, attivisti di Greenpeace hanno tracciato un enorme NO per protestare contro la Monsanto, il colosso del biotech, © Greenpeace

Oggi, le sementi geneticamente modificate sono diffuse in centinaia di diverse coltivazioni, vendute sotto licenza. Sono pochissime compagnie, europee e americane, a controllare in tutto il mondo la maggior parte della fornitura dei semi OGM certificati, e tra queste la Monsanto è la più grande. Molti agricoltori dichiarano di conseguire raccolti più ingenti, facendo un minor uso di pesticidi, con i semi geneticamente modificati. Mentre le compagnie sostengono che il cibo ricavato da queste coltivazioni ha un valore nutrizionale superiore e potrà servire a combattere la fame nel mondo.

Il Primo Ministro indiano, Manmohan Singh, ha detto che occorre “trovare un equilibrio tra il potenziale delle biotecnologie e i bisogni della povera gente affamata, senza tralasciare però le questioni etiche che sorgono quando si interferisce con la natura”. Per il momento, il governo indiano non ha ancora dato il permesso di coltivare semi geneticamente modificati per il consumo umano, l’unica commercializzazione OGM avvenuta in India ha riguardato il cotone. II movimento anti-GM sostiene invece che non esiste ancora alcuna garanzia sulla sicurezza degli alimenti a base di OGM, e che i rischi per l’ambiente sono tali da sconsigliare qualsiasi coltivazione.

“È il più grande attacco alla vita a cui abbiamo mai assistito sulla faccia di questo pianeta”, dice Schmeiser.

Data articolo: marzo 2007
Fonti: Greenpeace, Agence France Presse

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