Home » Boicottaggio, Ecosostenibilità, Scienza » OGM: se li conosci li eviti

OGM: se li conosci li eviti

..ma soprattutto se li riesci a riconoscere…

Cosa sono gli ogm?

Gli OGM – Organismi Geneticamente Manipolati – sono organismi artificiali, spesso brevettati e dunque di proprietà privata di una azienda. Sono ottenuti inserendo nel patrimonio genetico dell’organismo “ospite” pezzi di DNA di organismi diversi.

Cosa hanno gli Ogm di diverso rispetto ai normali incroci?

La tecnica di incrocio, tuttora utilizzata in agricoltura nel miglioramento delle varietà vegetali e delle razze animali, si adotta per riprodurre piante e animali migliorandone le caratteristiche attraverso accoppiamenti selettivi fra individui tra loro fertili, generalmente appartenenti alla stessa specie. Al contrario, la manipolazione genetica “combina” organismi che in natura non possono fecondarsi: batteri con cereali, pesci con fragole, scorpioni con piante, ecc.

Ma non abbiamo sempre ottenuto Ogm con gli incroci delle piante?

L’agricoltura è di per sè un’attività in cui l’uomo interagisce con gli ecosistemi e molte colture attuali sono il risultato di incroci tesi a concentrare le caratteristiche positive di varietà diverse. Per fare ciò è però necessario che le piante che si incrociano siano compatibili, altrimenti entrano in gioco le barriere naturali che impediscono, nella maggior parte dei casi, la fecondazione tra individui di specie diverse. Al contrario, gli OGM sono il frutto di ricombinazioni artificiali del materiale ereditario ottenute mediante l’inclusione di frammenti di DNA di un organismo donatore in un organismo ospite che in natura non potrebbero in alcun modo scambiarsi il materiale ereditario. L’inclusione della caratteristica di resistenza al freddo indotta nelle fragole attraverso l’inclusione della sequenza di DNA che nei pesci artici determina una maggior tolleranza alle basse temperature non sarebbe mai stata possibile con le tecniche di incrocio finora utilizzate in agricoltura. Per questo motivo sostenere che gli OGM sono sempre stati creati non ha alcun fondamento.

Perchè Greenpeace è contro gli ogm?

Il rilascio in natura di OGM tramite coltivazione e allevamento o contaminazione accidentale può produrre effetti irreversibili sugli ecosistemi. Diversamente da un inquinante chimico, gli OGM sono organismi viventi e possono riprodursi e moltiplicarsi, estendendo la propria presenza sia nello spazio che nel tempo, sfuggendo a qualsiasi controllo.

Greenpeace è contro ogni forma di ingegneria o di manipolazione genetica?

No. Greenpeace è contraria al rilascio nell’ambiente degli OGM, ma non esiste un’opposizione preconcetta di Greenpeace contro l’intero spettro di manipolazioni genetiche; in special modo non è contraria alle applicazioni bio-mediche esenti da rischi sanitari e ambientali a breve e a lungo termine. In ogni caso, Greenpeace si oppone ad ogni forma di brevettabilità degli esseri viventi.
Gli OGM in campo agroalimentare non sono in alcun modo un “progresso”, così come non lo è lo sviluppo di centrali nucleari per produrre energia. Un reale progresso è quello orientato verso un’agricoltura e produzione alimentare in armonia con l’ambiente e privi di residui chimici. Con gli OGM non si hanno nè vantaggi ambientali nè sanitari, al contrario si orienta la ricerca verso la direzione opposta adattando gli organismi viventi alle esigenze della chimica (per esempio, rendendo alcune colture agrarie tolleranti a particolari erbicidi).

Cos’è la Monsanto?

La Monsanto è una industria che ha costruito parte del suo successo aziendale sulla chimica oggi ‘valorizzata’ grazie alle biotecnologie, le quali naturalmente vengono presentate come tecnologie rispettose dell’ambiente e capaci di lenire gli impatti negativi dei pesticidi. Monsanto è la multinazionale diventata famosa per aver prodotto l’Agente Arancio, il defoliante tossico e cancerogeno usato nella guerra del Vietnam; successivamente si è concentrata sui PCB, i pericolosi composti organoclorurati più nocivi del DDT ora vietati pressoché ovunque, ma che continueranno per millenni ad inquinare fiumi e mari, a causa della loro persistenza. Il grande business della Monsanto è oggi quello biotecnologico, per il quale ha sostenuto grandi investimenti finanziari legati ad esempio all’acquisizione di numerose società di ricerca titolari di brevetti o che devono entro breve termine assicurare la remunerazione del capitale impegnato per evitare la bancarotta. Una tale scommessa spiega l’arroganza che contraddistingue questa multinazionale nel sostenere la promozione delle colture transgeniche. Il processo di concentrazione oligopolistica dell’industria biotecnologica interessa anche altre multinazionali impegnate in fusioni societarie fra giganti o nell’assorbimento di piccole aziende di ricerca. Il controllo in poche mani dei brevetti biotecnologici e delle sementi che ne derivano, mette in serio pericolo quell’agricoltura plurale, sostenibile e ‘bio-diversa’ che tutt’ora occupa il 50% della forza lavoro mondiale, per la quale l’accesso alla terra e alle risorse genetiche è letteralmente fonte di sopravvivenza. Ecco perchè l a Monsanto viene portata ad esempio di una politica commerciale sensibile alle sole logiche del mercato e indifferente alle molteplici conseguenze negative di carattere ambientale e socio-economico.

Ma perchè quando si parla di OGM si parla così tanto di soia e di mais?

Circa il 60% dei prodotti trasformati presenti sugli scaffali dei nostri supermercati contiene almeno un ingrediente originato da una di queste due colture. Si tratta di piante che danno un prodotto e il seme, per quanto vi siano utilizzazioni agricole anche delle altre parti del vegetale, è estremamente duttile e poliedrico, capace di dar luogo a numerose applicazioni sia nell’industria agroalimentare che mangimistica. Queste virtù rendono inoltre il mais e la soia particolarmente vocate al commercio internazionale e si può dire che svolgano un ruolo da apripista per la globalizzazione agricola, ancora lontana dall’imporsi essendo i flussi di import/export di derrate limitati intorno al 10% della produzione agricola mondiale.
La soia viene gergalmente chiamata una proteoleaginosa in quanto il suo seme è ricco sia di grassi che di proteine; l’iniziale estrazione delle sostanze oleose utilizzate principalmente nei prodotti alimentari umani lascia un sottoprodotto particolarmente ricco di proteine molto ricercate per l’alimentazione del bestiame. A differenza del mais, la distinzione tra alimenti e mangimi è meno importante per la soia, per la quale sia la farina che l’olio provengono dallo stesso processo di lavorazione. Da questo si evince che se l’intero mercato dell’olio di soia si orientasse verso l’esclusione degli OGM, si otterrebbe lo stesso risultato anche per la farina di soia (prodotta dalla stessa pianta non-OGM). Una tale scelta è però limitata dal fatto che l’olio – in particolare se sottoposto a processi di raffinazione intensi – non contiene né proteine, né DNA (entrambi invece presenti nella farina). È quindi impossibile sapere se un olio derivi da una fonte geneticamente modificata, a meno di monitorare la filiera nella sua interezza attraverso un adeguato sistema di tracciabilità.
Il mais rappresenta una importante fonte mangimistica somministrata al bestiame sia ‘tale e quale’ che dopo un processo di trasformazione. Per quel che riguarda altre modalità di utilizzazione, il mais interessa l’industria alimentare per molteplici prodotti di consumo, sotto forma di dolcificante (come sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio) o amido, oppure quale fonte di etanolo (usato nella produzione delle bevande oltre che dall’industria meccanica). Un sottoprodotto di molte delle lavorazioni menzionate è il glutine di mais impiegato come alimento degli animali allevati.

In quali alimenti si trova la soia?

La soia si trova in una grande quantità di alimenti trasformati in quanto i suoi derivati sono di uso comune sotto forma di farina, olio e lecitina. La lecitina è un emulsionante di provenienza quasi esclusiva dalla soia, mentre la dicitura “grassi vegetali” e “grassi vegetali idrogenati” corrisponde in circa l’80% dei casi ad olio di soia.

Ho sentito parlare di “mais Bt”. Di cosa si tratta?

Il Mais Bt è un prodotto transgenico della Ciba Geigy che contiene un gene per la produzione della tossina Bt del Bacillus thuringensis ad azione insetticida, principalmente contro le larve dei lepidotteri (farfalle). Questo mais è stato inoltre ingegnerizzato integrando un fattore per la resistenza al Basta (un erbicida della Hoechst, affiliata alla Ciba), ed un gene per la resistenza all’antibiotico ampicillina quale marcatore.

Perchè le coltivazioni Bt rappresentano un pericolo per l’agricoltura biologica?

Il Bacillus thuringensis ancor prima di trovare impiego nelle colture transgeniche rappresentava un efficace ed ‘ecologico’ insetticida naturale spesso usato in agricoltura biologica, spargendo le spore del batterio. Quando la spora viene inghiottita da una larva essa si attiva nello stomaco e produce una tossina che normalmente la uccide. Le piante Bt, invece, producono costantemente la tossina, con tre principali conseguenze: 1. gli insetti nocivi che cominciano ad attaccare il mais non sempre muoiono, nel qual caso possono riuscire a spostarsi in un campo limitrofo esercitando l’attività parassitaria; 2. la tossina passa al suolo attraverso le radici o con l’interramento delle stoppie, dove si caratterizza per una notevole persistenza e per la nocività verso molti organismi terricoli utili; 3. la diffusione della tossina su larga scala aumenta la probabilità di insorgenza di forme di resistenza da parte delle popolazioni di insetti target, innescando un processo di selezione che favorisce gli insetti resistenti. L’acquisizione progressiva di resistenza rende fatalmente inefficace l’applicazione di Bt, oltre che nelle colture ingegnerizzate, anche da parte degli agricoltori biologici per i quali il Bacillus thuringensis rappresenta una delle non numerose soluzioni valide nel contenere gli attachi parassitari.

Gli OGM sono tra gli alimenti più controllati, come i farmaci?

Il processo che porta al rilascio di permessi di commercializzazione di nuovi farmaci prevede una prima fase di studio di laboratorio cui segue il test sull’uomo che è normalmente diviso in tre fasi ciascuna delle quali può durare fino a quattro anni. Nonostante ciò, non è infrequente che possibili danni sfuggano alla valutazione preventiva e sia necessario ritirare i farmaci anche alcuni anni dopo la loro commercializzazione. Anche per alcuni additivi alimentari alle aziende produttrici viene richiesto di presentare i risultati delle ricerche condotte che possono durare anche alcuni anni. Per l’approvazione degli OGM in campo alimentare, al contrario, si è fatto ricorso ad un concetto pseudoscientifico, la sostanziale equivalenza. La tesi è che modificando piccole porzioni di DNA le caratteristiche dell’organismo non sarebbero comunque differenti da quelle degli organismi non manipolati. In realtà, studi tossicologici condotti su animali alimentati con soia resistente all’erbicida Roundup Ready (semi ed erbicida entrambi prodotti dalla Monsanto), dimostrano differenze significative nella composizione biochimica tali da portare a ritardi nell’accrescimento e ad alterazioni delle cellule pancreatiche. L’inesistenza di un valido processo di tracciabilità dai campi al piatto delle colture transgeniche impedisce, infine, qualsiasi intervento di controllo. Per questo è pura demagogia dire che gli OGM sono controllati come i farmaci.

Se gli OGM non sono sicuri, come mai gli americani li mangiano da dieci anni senza problemi?

Negli Stati Uniti, i cibi transgenici sono ben più numerosi di quelli presenti nel vecchio continente e sono sul mercato da oltre un decennio, senza che ai consumatori statunitensi sia stato concesso il diritto a sapere di cosa si nutrivano attraverso un’adeguata etichettatura dei prodotti. Per questo, è praticamente impossibile sapere chi consuma alimenti geneticamente modificati, di quale tipo, in che quantità e per quanto tempo, tutte informazioni essenziali per poter valutare correttamente i possibili effetti indotti sulla salute dal consumo di cibi transgenici. Ciò che rende impraticabile una valutazione accurata degli impatti sanitari degli OGM è il fatto che tutta la popolazione è indistintamente esposta, impedendo qualsiasi analisi di tipo epidemiologico per la quale è necessario poter comparare i dati della popolazione esposta all’agente che si vuole studiare, in questo caso gli OGM, con una porzione di popolazione quanto più simile a quella di studio per le caratteristiche considerate (area di residenza, esposizione ad inquinanti, distribuzione dell’età, comportamenti ed abitudini alimentari, stili di vita ecc.) non alimentata con alimenti transgenici. Solo attraverso uno studio così preparato si può forse riuscire a definire i cambiamenti indotti dal consumo di OGM in campo alimentare.
L’impatto sanitario degli OGM deve essere necessariamente valutato sulla base di studi di lunga durata, contrariamente a quanto viene richiesto dalla normativa relativa al rilascio dell’autorizzazione alla commercializzazione che si ‘accontenta’ di più limitate verifiche sperimentali e deve essere inoltre tenuto in considerazione che sempre maggiori evidenze scientifiche correlano il consumo di OGM e l’insorgenza di ipersensibilizzazioni o di allergie. Queste patologie sono già in netto aumento nelle popolazioni dei paesi industrializzati come conseguenza dell’abbassamento delle difese immunitarie e l’esposizione ad agenti allergenici ambientali, e rischiano di aggravarsi e moltipicarsi a causa degli OGM. Quindi chi sostiene che basta volgere lo sguardo verso gli USA per rassicurarsi sull’innocuità per la salute degli OGM sottovaluta grossolanamente la complessità della questione oppure mente di proposito all’opinione pubblica.

Perchè greenpeace è contraria ai brevetti sugli OGM quando servono a migliorare la qualità della vita?

Nel 1998, in risposta alle pressioni provenienti dalle industrie biotecnologiche, l’Unione Europea ha emanato una Direttiva che consente esplicitamente di brevettare organismi viventi come piante ed animali o parti di essi. La domanda di brevetti su organismi viventi e sulle tecnologie sviluppate per la loro manipolazione ha subito una impennata negli ultimi anni con il moltiplicarsi di ricerche su piante transgeniche e animali ‘nuovi’ come la chimera uomo-maiale, le cui applicazioni risultano ancora oscure. Ad oggi sono state presentate all’EPO di Monaco (l’Ufficio Europeo per i Brevetti) più di 15.000 richieste di brevetti nel campo dell’ingegneria genetica ed oltre 2.000 sui geni umani di cui circa 300 già concesse prima del 1998. Le domande di brevetti che riguardano specie animali sono oltre 600 e una dozzina circa sono già state approvate mentre per le piante le richieste sono 1.500 di cui 100 già accolte. La concessione del brevetto è subordinata alla presentazione dettagliata dell’invenzione, che nel caso di organismi viventi transgenici riguarda anche la sequenza genica. I sostenitori della brevettabilità degli organismi viventi sostengono che la concessione del brevetto consente al mondo scientifico ed industriale di coprire i costi di ricerca e sviluppo delle tecnologie.
Secondo una ricerca commissionata dal quotidiano britannico The Guardian, sono circa 127.000 i geni umani o sequenze parziali di geni umani brevettati da aziende farmaceutiche, aziende biotecnologiche, istituti di ricerca privati ed università. Un’azienda francese, la Genset, detiene circa il 29% del totale dei brevetti di geni umani, “possedendone” oltre 36.000. L’azienda Myriad Genetics dello Utah, che possiede i diritti intellettuali di due geni mutanti, il BRCA1 ed il BRCA2, considerati indicatori della predisposizione al tumore alle ovaie ed alle mammelle, ha inviato lettere di diffida a molti laboratori di ricerca chiedendo di interrompere l’uso diagnostico dei due geni in assenza del pagamento dei diritti brevettuali. Molti istituti di ricerca hanno ricevuto una simile lettera dalla compagnia Athena Diagnostic che rivendicava il possesso di diritti esclusivi di alcuni test diagnostici per il morbo di Alzheimer e ricordava che il loro uso da parte di qualsiasi altro istituto rappresentava una violazione della legge. L’Athena offriva di condurre i test al prezzo di circa 450.000 lire per ogni campione, un prezzo circa il doppio rispetto a quello offerto da molte strutture sanitarie attrezzate. Non credere, quindi, a chi dice che la brevettabilità degli organismi viventi favorisce lo sviluppo e l’applicazione terapeutica dell’ingegneria genetica.

DOMANDE E RISPOSTE A CURA DEL MINISTERO DELLA SANITA’
tratte dal sito http://digilander.libero.it/erflai/er10.htm

Che cos’è un organismo?
Un’entità biologica capace di riprodursi o di trasferire materiale genetico.

Cos’è un organismo geneticamente modificato (OGM)?
E’ un organismo il cui materiale genetico è stato modificato, in modo diverso da quanto si verifica in natura, mediante incrocio o con la ricombinazione genetica naturale.

Che cos’è l’ingegneria genetica?
E’ l’insieme delle tecniche che consentono di modificare le caratteristiche genetiche degli organismi.

Che cosa sono le biotecnologie?
Sono tecnologie che consistono nell’uso di organismi viventi allo scopo di produrre quantità commerciali di prodotti utili, oppure di migliorare alcune caratteristiche di piante ed animali.

Cos’è la bioetica?
E’ una disciplina sviluppata per studiare i problemi morali, giuridici e sociali relativi allo sviluppo delle “scienze della vita”.

Quali sono i principali farmaci di origine biotecnologica oggi disponibili?
Insulina umana (diabete); Ormone della crescita (deficienza della crescita); Interferon-alfa-2a (cancro, infezioni virali); Interferon-alfa-2b (cancro); OKT3anti CD3 (rigetto dei trapianti); IPA (malattie cardiovascolari); Eritropoietyna (anemia); Interferon-alfa-n3 (verruche); G-CSF (chemioterapia tumorale); GM-CSF (trapianto midollo); Interleuchina (cancro); Fattore VIII (emofilia); Vaccino epatite B (epatite B); Vaccino influenzale (influenza); Vaccino pertosse (pertosse); Fattore IX (antivirale); Pulmozina (fibrosi cistica); Cedrasi (malattia di Gaucher)

Che cos’è la biodiversità?
E’ l’insieme di tutte le possibili combinazioni di geni che si trovano nelle specie animali e vegetali. Essa rappresenta un indispensabile “serbatoio genetico” che consente il mantenimento della vita sulla terra.

La biodiversità può essere influenzata negativamente dall’impiego di prodotti derivanti da procedimenti biotecnologici?
Si, se le biotecnologie vengono utilizzate al di fuori di qualsiasi forma di controllo. In Italia l’Autorità competente per le biotecnologie è il Ministero della sanità che valuta le domande di autorizzazione alla sperimentazione o all’immissione in commercio di prodotti contenenti o derivanti da OGM attaverso la Commissione Interministeriale per le biotecnologie (C.I.B.) che comprende esperti oltreché del Ministero della sanità e dei suoi organi tecnici (Istituto superiore di sanità e Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro) anche dei Ministeri dell’ambiente, delle politiche agricole, dell’industria, commercio e artigianato, del lavoro e previdenza sociale, dell’università e della ricerca scientifica e dell’interno. La C.I.B. opera anche in stretto contatto con l’Unione Europea (U.E.) attraverso i Comitati dell’alimentazione umana, dell’alimentazione veterinaria, dei pesticidi e delle piante (quest’ultimo istituito in seno alla Direzione Generale XXIV dell’U.E., responsabile per la protezione dei consumatori).

Le colture transgeniche sono diffuse nel mondo?
Si, e sono anche in rapida crescita. Nel 1996 gli ettari coltivati con colture geneticamente modificate ammontavano, nel mondo, a meno di 3 milioni; nel 1998 hanno raggiunto i 28 milioni e si prevede che nel 2000 superino i 60 milioni.

Quali sono i prodotti transgenici piu’ coltivati?
Piante transgeniche di colza, tabacco, soia, riso, cotone, patata, mais, zucca, pomodoro, sono autorizzate in Canada, USA, Giappone. La Cina coltiva da circa dieci anni pomodoro, tabacco, riso, angurie. Anche i Paesi africani e la bulgaria hanno avviato colture transgeniche. La pianta transgenica piu’ coltivata è la soia, con 15 milioni di ettari, sefuono il mais (8 milioni di ettari), cotone e colza (2 milioni di ettari) e colture orticole (0,5 milioni di ettari). In Italia, al momento, nessuna coltura transgenica è autorizzata per la coltivazione, se non a titolo sperimentale. Per ottenere l’autorizzazione alla libera coltivazione è necessario che la pianta sia iscritta al registro delle varietà vegetali e ciò può avvenire solo dopo specifica autorizzazione rilasciata dal Ministero delle politiche agricole.

da http://www.europarl.europa.eu/highlights/it/709.html
Il Parlamento europeo
in azione
Avvenimenti principali 1999-2004

Un’etichettatura chiara per gli OGM

Gli organismi geneticamente modificati sono circondati da notevole scetticismo in Europa, contrariamente a quanto avviene negli Stati Uniti, dove gli alimenti GM sono considerati perfettamente normali. L’UE ha risposto alle preoccupazioni del pubblico varando una legislazione rigorosa in materia di OGM, alla quale il Parlamento europeo ha contribuito insistendo innanzitutto sulla necessità di una chiara etichettatura che consenta ai consumatori europei di scegliere se acquistare o meno tali prodotti, con cognizione di causa.

Gli organismi geneticamente modificati, e in particolare il loro utilizzo nelle colture alimentari, sono stati oggetto di un intenso dibattito pubblico in tutta l’Unione europea. L’industria sostiene che le colture geneticamente modificate comportano rischi esigui ed enormi benefici potenziali. Dall’altra parte gli ambientalisti segnalano una percepita mancanza di conoscenza e comprensione dei rischi, mentre i consumatori lamentano che i prodotti GM siano stati loro imposti, che il sistema di etichettatura non sia trasparente e non consenta una scelta consapevole.

Dopo aver imposto nel 1998 una moratoria sulle vendite di alimenti geneticamente modificati e sul ricorso a colture geneticamente modificate, l’UE si è impegnata a rispondere alle preoccupazioni dei consumatori introducendo una serie di testi legislativi in materia di OGM basati sul principio di precauzione: in caso di dubbio, è preferibile proibire. L’intera legislazione ha richiesto l’approvazione del Parlamento europeo.

In primo luogo la Commissione ha elaborato una direttiva sulla vendita al pubblico di prodotti alimentari geneticamente modificati e sull’emissione nell’ambiente di organismi geneticamente modificati da parte degli agricoltori. Durante i negoziati con i governi nazionali è stata accettata la posizione del Parlamento secondo cui ogni OGM autorizzato per un periodo di prova in Europa debba essere inserito in un registro accessibile al pubblico. Pertanto, quando gli OGM sono utilizzati in agricoltura, a fini commerciali, la loro localizzazione deve essere notificata alle autorità e resa pubblica. In detta direttiva, entrata in vigore nel 2001, i deputati europei chiedevano altresì alla Commissione di presentare una legislazione specifica relativa all’etichettatura e alla tracciabilità degli OGM e al protocollo di Cartagena sulla biosicurezza per quanto concerne gli OGM.

La decisione spetta ai consumatori

La legislazione in materia di tracciabilità ed etichettatura è stata elaborata rapidamente dalla Commissione, ma il Parlamento, non soddisfatto delle disposizioni in materia di etichettatura ivi contenute, ne ha ottenuto la modifica in senso più rigoroso. I deputati europei si sono opposti alla volontà del Consiglio di consentire che le descrizioni dettagliate delle miscele di OGM in un singolo prodotto fossero sostituite da una vaga “dichiarazione relativa all’uso” del prodotto da parte dell’operatore. I deputati hanno insistito affinché i prodotti contenenti OGM fossero descritti come tali, con la menzione “Questo prodotto contiene organismi geneticamente modificati” o “Questo prodotto contiene [nome dell’organismo] geneticamente modificato” sull’etichetta e in ogni altra presentazione o pubblicità relativa al prodotto. Il regolamento in questione è entrato in vigore nel novembre 2003.

Le procedure di autorizzazione e controllo degli alimenti e dei mangimi contenenti OGM sono state oggetto di un altro regolamento entrato in vigore alla fine del 2003. In questo caso, il Parlamento è riuscito a inserire un importante emendamento che consente agli Stati membri di proteggere dalla contaminazione le colture convenzionali non geneticamente modificate e le colture biologiche, imponendo restrizioni alla coltivazione di colture geneticamente modificate. La Commissione dovrà elaborare delle linee guida per gli Stati membri sulle modalità di esecuzione di detta disposizione.

La Commissione ha altresì presentato un regolamento per l’attuazione, per quanto riguarda gli OGM, del protocollo di Cartagena sulla biosicurezza, per consentire ai paesi di valutare i rischi e i benefici degli organismi geneticamente modificati. Il regolamento, approvato nel giugno 2003, istituisce un sistema comune di notifica e informazione per i movimenti transfrontalieri di OGM. Il Parlamento ha reso il regolamento più rigoroso ottenendo che tutti gli esportatori debbano attendere un’autorizzazione scritta preventiva prima di effettuare il primo movimento transfrontaliero di un OGM destinato all’emissione nell’ambiente.

L’esistenza di tutta questa nuova legislazione comunitaria non rimuove automaticamente la moratoria sugli OGM, che alcuni Stati membri desiderano in ogni caso mantenere, ma in termini politici ne rende più facile la cessazione. Alla data di redazione di questa nota, la Commissione sembra decisa ad approvare la vendita di mais geneticamente modificato, in mancanza di accordo tra gli Stati membri sul mantenimento del divieto.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
Print Friendly, PDF & Email

2 Responses to OGM: se li conosci li eviti

  1. Non sono vegetariano, ma sono con te sugli OGM. La tracciabilità fa ancora acqua da tutti i pori…per la gioia dei produttori che per ridurre i costi di produzione venderebbero pure l’anima al diavolo.
    Vienimi a trovare se ti fa piacere.

  2. …credo che già l’abbiano venduta…e da molto tempo, purtroppo…comunque, non credo si debba essere necessariamente vegani o vegetariani per essere attenti a cosa si ingurgita o compra…anche se sicuramente essendolo si è più consapevoli di come vanno le cose…se poi si pensa che ci sono persone che ancora oggi credono che gli ogm siano fantascienza…quando da 10 anni negli Stati Uniti in pratica sono presenti nella maggior parte degli alimenti…beh….allora benvenuti produttori della Monsanto!!!
    cmq, grazie per il post…ti vengo a trovare subito : )…a presto!

Rispondi