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Pachauri “Less meat, less heat. Impacts on livestock on climate change”


Rajendra Pachauri è il noto coordinatore dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) l’autorità scientifica dell’Onu in materia di cambiamenti climatici.

Chi vuole sentire le sue parole può farlo QUI.

I dati che seguono sono interamente tratti dalla relazione di Pachauri Less meat, less heat. Impacts on livestock on climate change .
La sua presentazione mette insieme recenti statistiche di diverse fonti centrate sul rapporto fra allevamenti e gas serra ma relative anche alla globale inefficienza e spreco insiti in un modello agrocilo e alimentare basato su carne e prodotti animali in genere.

• Gli allevamenti contano l’80% delle emissioni di gas serra dall’agricoltura e il 18% delle emissioni totali mondiali provenienti da attività umane, e fra questi il 23% di metano (che ha 23 volte il potenziale di riscaldamento globale dell’anidride carbonica su 100 anni) e il 65% dell’ossido di azoto (265 volte il potenziale di riscaldamento globale dell’anidride carbonica su 10 anni).

• Produrre un chilogrammo di carne bovina porta a emissioni di gas serra equivalenti a 36,4 kg di CO2, ovvero quanto emette un’automobile media europea percorrendo 250 km. Senza contare poi la refrigerazione, il trasporto, lo stoccaggio, l’imballaggio e la cottura, e il fatto che gran parte del prodotto va in discarica o inceneritori. (A proposito che fine hanno fatto le farine animali che gli animali per legge non possono più mangiare?).

• Con un ettaro ben coltivato a vegetali, frutti, cereali e oli si possono nutrire 30 persone, ma solo un numero fra 5 e 10 se il cibo sono carne o formaggi o uova.

• Un terzo dei cereali raccolti su scala planetaria e il 90% della soia sono usati come mangimi per gli animali. La resa proteica e calorica è inefficiente.

• Una persona che mangia per 70 anni solo cibi vegetali (o quasi solo) pompa in atmosfera circa 100 tonnellate di gas serra in meno di una che abbia invece un’alimentazione molto animale.

• Nel 2006 sono stati prodotti 276 milioni di tonnellate di carne, cinque volte più che nel 1950. Se il trend continua in questo modo, occorrerà raddoppiare la produzione da qui al 2050. Ma il 30% della superficie terrestre è già utilizzata in modo diretto o indiretto per il bestiame.

Agire da ora
Sono dunque stranoti anche in sedi ufficiali i danni ambientali e sociali degli allevamenti nei grandi numeri (i numeri necessari a soddisfare la crescente domanda mondiale di prodotti animali come status symbol…anche se, nell’Occidente che sta a una media di 85 kg di carne pro capite all’anno, c’è forse un piccolo trend modaiolo in senso contrario).
Il problema è che non si passa all’azione, ad esempio mettendo uno stop ai sussidi, alle trasmissioni tivù tutta-carne-e-pesce, alle mense a senso unico.
E così i 60 miliardi di animali d’allevamento nel mondo (senza contare le centinaia di miliardi di pesci pescati o allevati) saranno destinati a raddoppiare o quasi in pochi decenni, con effetti disastrosi.

Il clima, l’ambiente in generale, la fame nel mondo, la salute, il rispetto degli animali e l’economia: sono tante le buone e gustose ragioni per cambiare menù.
E’ fra l’altro la più facile delle rivoluzioni individuali perché non richiede infrastrutture, cambiamenti sociopolitici ecc. E’ nelle nostre mani. Cade in questi giorni la settimana mondiale del vegetarismo. Un’occasione di mobilitazione. Come? Ecco alcune idee/proposte.

• Studiare la VegPyramid, la piramide alimentare vegetariana adatta a una popolazione in costante aumento promossa in Italia dalla Società scientifica di nutrizione vegetariana (www.scienzavegetariana.it); il libro che la spiega è VegPyramid. La dieta vegetariana degli italiani (ed. Sonda) scritto dalla dottoressa Luciana Baroni

• Garantire per legge l’opzione vegetariana nelle mense scolastiche e in tutti i luoghi di ristoro pubblici, convenzionati e privati: è questo l’obiettivo di una delle iniziative ottobrine della Lav (Lega anti-vivisezione) sull’alimentazione consapevole, nell’ambito della campagna cambia menù (www.cambiamenu.it). Nel suo documento “La scelta veg ha i suoi perché” la Lav sottolinea che sostituendo 1 kg di carne a settimana con proteine vegetali si risparmiano circa 36 Kg di CO2.

• Possiamo sensibilizzare in merito la nostra mensa o il nostro comune.

• L’Associazione vegetariana italiana invita al…porta a porta o meglio forchetta a forchetta: chi è vegetariano potrebbe invitare amici e parenti a un’ottima cena (libro di riferimento, fra i tanti: Cucina etica (nuova edizione aggiornata). E perché no una bella festa pubblica?

• E in corrispondenza al Vertice mondiale sull’alimentazione che si terrà a Roma alla Fao a novembre, è nata la Coalizione internazionale per soluzioni vegetali contro la fame, che raggruppa associazioni attive nella “restituzione” internazionale (il nome giusto della “cooperazione”) con progetti di agricoltura vegetale contro la fame. La Coalizione chiede che all’evidenza del circolo vizioso “più carne più fame più effetto serra più fame” i governi e le organizzazioni internazionali facciano seguire delle azioni, sul lato dei modelli agricoli come della sensibilizzazione delle popolazioni. Per saperne di più potete scrivere a questa rubrica.

Rimane da occuparci dell’impatto climatico dell’alimentazione “global/chimica”, che anche se vegetale non aiuta di certo! Alla prossima puntata.

Marinella Correggia

http://www.greenreport.it/_new/index.php
fonte: promiseland.it

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