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Petrolio: cronaca di un disastro ambientale






27 aprile 2010

Domenica alcune squadre di intervento hanno schierato sommergibili comandati a distanza, nel tentativo disperato di fermare il flusso (la fuoriuscita di greggio, stimata attualmente intorno ai 1,000 barili (160,000 litri) al giorno)di petrolio proveniente dal luogo in cui è avvenuto l’incidente che ha distrutto l’impianto di locazione BP, il Deepwater Horizon, nel Golfo del Messico.
Molte delle più famose perdite di petrolio della storia sono state frutto di incidenti avvenuti sulle petroliere, caratterizzati dal rilascio di petrolio sulla superficie dell’acqua. Al contrario, questa volta la perdita è al di sotto della superficie dell’acqua, a circa 1,500 metri di profondità, dove la pressione è terribilmente forte.
Sebbene questa fuoriuscita sia ancora piccola, se comparata al disastro della Exxon Valdez del 1989, la peggiore fuoriuscita di petrolio nella storia degli Stati Uniti, nella quale furono rilasciati 42 milioni di litri di greggio, questa volta l’a ttenzione è stata alta in relazione al potenziale impatto che l’i ncidente potrebbe avere sulla terraferma.
Il Contrammiraglio Mary Landry, comandante dell’Ottavo Distretto della Guardia Costiera statunitense, che sta guidando l’azione di intervento, ha detto che sulla fuoriuscita di petrolio è stato usato anche un solvente chimico, e che la squadra era pronta ad usarne di più. A suo parere, un terzo della fornitura mondiale di solvente chimico era disponibile nella regione del Golfo.

Secondo il National Research Council americano, i solventi non riducono veramente tutta la quantità di petrolio dispersa nell’a mbiente. Piuttosto, ne modificano le proprietà chimiche e fisiche, rendendo più probabile che si mischi nella colonna d’acqua invece di contaminare il litorale. “L’applicazione di solvente rappresenta perciò la decisione consapevole di aumentare il carico di idrocarburi su una componente dell’ecosistema, riducendone contemporaneamente il peso su un’altra,” ha stabilito un rapporto del 2006 dell’NRC.
Tra le fuoriuscite di petrolio che hanno danneggiato il Golfo, una delle peggiori fu causata dall’esplosione di un pozzo nella Baia di Campeche, fuori dalla Ciudad del Carmen, in Messico, nel giugno del 1979. In quell’occasione il pozzo fu riportato sotto controllo quasi nove mesi più tardi, e 530 milioni di litri di petrolio furono rilasciati nella baia. La perdita, che ha finito per inquinare la costa del Texas, ha costituito il secondo più grande disastro petrolifero di tutti i tempi – superata solo dalla deliberata emissione di petrolio della Guerra del Golfo, nel gennaio del 1991.

L’incidente del pozzo si è verificato proprio quando il Senato degli Stati Uniti era pronto a rendere nota una grande proposta per espandere la produzione di petrolio in mare aperto – come parte di una normativa più vasta volta a fronteggiare il riscaldamento globale. Per l’appuntamento, fissato per lunedì scorso, il promotore del disegno di legge aveva progettato di presentarsi fiancheggiato dai rappresentanti del settore, BP compresa.
A causa di una querelle politica sulla riforma dell’immigrazione, il disegno di legge sull’energia e sul cambiamento climatico è attualmente sospeso.

30 aprile 2010

a circa una settimana dall’affondamento della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel Golfo del Messico.
le autorità possono solo stimare le dimensioni della fuoriuscita, visto che la perdita si sta verificando a grande profondità.

La maggior parte dei principali incidenti del genere avvenuti in passato coinvolgeva delle petroliere, quindi la quantità di petrolio che veniva disparsa era facilmente quantificabile in base alla stazza dell’imbarcazione danneggiata. BP, la compagnia petrolifera proprietaria della piattaforma aveva fornito una prima stima della fuoriuscita in circa 1.000 barili al giorno, basandola sulle riprese del flusso effettuate dalle telecamere sottomarine a 1.524 metri di profondità.

Ma la US National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), che continua a monitorare la scena del disastro dall’alto, ora afferma che gli elementi a disposizione indicano una perdita 5 volte superiore, ovvero circa 5.000 barili al giorno. La BP inoltre segnala una potenziale nuova perdita negli oleodotti danneggiati sul fondo marino che finora non era stata identificata.

03 maggio 2010

Il petrolio fuoriuscito dalla piattaforma della BP ha raggiunto le coste della Louisiana. Dopo le immagini dell’avanzata in mare, ecco le prime foto dei danni causati dal greggio sulla terraferma.
La marea nera ha iniziato a lambire le coste nella notte fra giovedì e venerdì. Le coste della Louisiana sono un’area di svernamento per oltre il 70 per cento degli uccelli marini del paese e vi sostano almeno un centinaio di specie migratorie tropicali.

05 maggio 2010

In arancio, la Loop Current e la Corrente del Golfo in un’immagine satellitare.


Mentre la macchia di petrolio continua a risalire nel Golfo del Messico in seguito all’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon gli esperti lanciano l’allarme sulla possibilità che milioni di galloni di greggio possano raggiungere le coste della Florida e le spiagge dell’East Coast.

Non è possibile predire esattamente i movimenti della marea nera, che sta crescendo di circa 5.000 barili ( 794,937 litri) al giorno. Ma il vento potrebbe spingere il petrolio verso sud, dove potrebbe immettersi nella corrente. Originata nelle calde acque dei Caraibi, la Loop Current (corrente circolare) si spinge a nord nel Golfo del Messico e viaggia in senso orario verso la Florida, finendo in uno dei più potenti flussi convettivi oceanici: la Corrente del Golfo.
Se il petrolio finisse nella Loop Current, il greggio potrebbe raggiungere le Florida Keys in una decina di giorni, afferma Roffer.

Il greggio galleggiante potrebbe insinuarsi nelle baie e insenature della penisola e depositarsi nelle foreste di mangrovie che ospitano svariate specie marine, sottolinea l’esperto: «Non si può ripulire radice per radice».

Roffer pensa che possa rivelarsi utile porre delle barriere galleggianti. Ma questo intervento potrebbe rivelarsi problematico per le molte specie marine che si riproducono in questo periodo dell’anno, fa notare la biologa Sylvia Earl, esploratore incaricato della National Geographic Society.
Uova e larve, infatti, nascono sul fondo marino per poi risalire in superficie e lasciarsi trasportare lontano dalle correnti. Ma bastano poche gocce di greggio per uccidere queste forme di vita.

06 maggio 2010

A Port Fourchon, in Lousiana, si lotta contro il tempo per realizzare le “cupole”, le strutture di contenimento della fuoriuscita di petrolio che sta invadendo il Golfo del Messico.
Alta come un palazzo di tre piani, pesante 93 tonnellate, questa gigantesca “scatola” è la parte più importante di un sistema di contenimento sottomarino della macchia di petrolio originata da tre perdite da cui fuoriescono circa 795.000 litri di greggio al giorno.
Se tutto andrà come sperato, il petrolio verrà aspirato a bordo di un’imbarcazione dove verrà lavorato e poi portato sulla terraferma.

fonte nationalgeographic.it

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5 Responses to Petrolio: cronaca di un disastro ambientale

  1. Grazie per le informazioni, chiare e precise. Le diffonderò quanto più possibile. Pensavo proprio ieri che pare che più si parli di una cosa e meno se ne dica, ogni TG tratta l’argomento ma le informazioni a riguardo sono davvero poche per chi si limita a pigiare il telecomando (e purtroppo ce n’è molti!). Menomale che c’è il pc! 😉

  2. almeno in rete l’nformazione per ora viaggia…in tv direi che la spearanza è davvero ridotta ad un lumicino…ho trovato molti siti con molte informazioni circa l’argomento ma il succo è questo, per ora.
    Certo che le conseguenze saranno inimmaginabili almeno finchè non si sarà arresta la perdita e già ora ciò che accadrà con il bioaccumulo credo che sarà disastroso, per non parlare poi della distruzione di ecosistemi e microambient. La situazione è più grave di quel che dicono.
    come al solito.

  3. tante grz grazie a te prenderò 10 (almeno mi auguro xD)
    mi servono ste informazioni per un temino.. dirai chi se ne frga ma sono le 21:27 ed è tutta la giornata che penso a cosa scrivere..
    vabùù
    ciao
    pc ti amo

  4. 🙂

  5. .. la cosa ” bella” che ad oggi, 7 dicembre 2010, già non se ne parla più, è la maggior parte della gente non se ne ricorda più!

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