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Quaranta denunce contro supermercati e negozi che li esponevano vivi sul ghiaccio e con le chele legate

Mesi fa, un’attivista minorenne fu arrestata perché aveva liberato delle aragoste da un negozio a Milano, le aragoste a quanto riferito dai media erano vive e poste sul ghiaccio. La ragazza, ha istintivamente deciso di compiere un atto illegale per tentare di dare la libertà agli animali. Speriamo che in quel negozio ora avranno compreso che se è reato liberare esseri senzienti e in stato di grave sofferenza, è reato anche e soprattutto tenerli in quelle condizioni.
Paolo – CollettivoAntispecista

http://www.corriere.it/animali/07_dicembre_22/aragoste_astici_denunce_lav_8fb67a06-b082-11dc-bb54-0003ba99c53b.shtml

«E’ maltrattamento di animali, punibile con pene fino a un anno e mezzo di carcere»
Aragoste e astici maltrattati, blitz della Lav
Quaranta denunce contro supermercati e negozi che li esponevano vivi sul ghiaccio e con le chele legate

MILANO – Quaranta controlli e quaranta denunce per maltrattamento nei confronti di animali destinati alla vendita. La Lega antivivisezione (Lav) ha inviato i propri attivisti in supermercati e punti vendita di decine di città italiane per verificare in quali condizioni vengano esposti al pubblico aragoste, astici e altri crostacei che, secondo molti, devono essere cucinati ancora vivi affinché vivi affinché sia garantita la massima freschezza delle pietanze.
Ma la loro presentazione nei banchi delle pescherie sul ghiaccio o con le chele legate va contro le indicazioni ministeriali di evitare inutili sofferenze agli animali destinati alla macellazione e al consumo alimentare.

CARCERE E MULTE SALATE –
La Lav ricorda che il ministero della Salute, attraverso il proprio Centro di referenza nazionale per il benessere degli animali, ha pubblicato un documento intitolato «Sofferenza di aragoste e astici vivi con chele legate e su letto di ghiaccio durante la fase di commercializzazione», nel quale si sottolinea proprio come la consuetudine di offrire al pubblico crostacei ancora vivi (o semivivi) sia in realtà una pratica alquanto crudele. E proprio per contrastarla è stato deciso il blitz, da cui sono scaturite le denunce per violazione dell’articolo 544 ter del codice penale, quello appunto che punisce il maltrattamento di animali e che prevede sanzioni fino ad un anno di reclusione o fino a 15mila euro.

IL DOCUMENTO DEL MINISTERO – Il documento tecnico-scientifco del Ministero della Salute afferma infatti che «il posizionamento degli animali sul ghiaccio, anche se avvolti in sacchetti a tenuta, è assolutamente inappropriato sia come metodo anestetico che come metodi di stoccaggio, in quanto il contatto diretto con il ghiaccio determina asimmetria della perfrigerazione, sbalzo improvviso di temperatura, shock ipoosmotico da acqua di scioglimento o da condensa, ipossia e stress anaerobico». A proposito di esposizione alla luce diretta e intensa, come spesso succede, il parere medico scientifico parla di «condizione generatrice di stress che riduce inoltre i tassi di sopravvivenza». Per ciò che riguarda la legatura prolungata delle chele afferma che «determina atrofia muscolare e inibizione dell’alimentazione se naturale e causa la ben più importante interferenza con i comportamenti di minaccia/difesa, l’applicazione della banda in animali freschi di muta può distorcere e indebolire le chele». Problemi sempre sottovalutati nella convinzione che tanto questi animali sono comunque destinati a morire. Ma proprio per questo, visto che il loro destino è segnato, tanto vale che il passaggio dalla vita alla morte avvenga nel modo più indolore e rapido possibile.

La Lav sul proprio sito Internet propone in ogni caso un menù natalizio completamente vegetariano finalizzato proprio ad evitare sacrifici di animali.

«MERCATO IN CRESCITA» – «L’autorevolezza e l’ufficialità della fonte di questo parere tecnico-scientifico – commenta Gianluca Felicetti, presidente della Lav – ci consentiranno di ottenere sanzioni a favore degli animali e di mettere al bando questa pratica crudele tanto quanto la cottura delle aragoste vive in acqua bollente. Dal 2000 ad oggi il mercato delle aragoste in Italia è cresciuto nonostante il prezzo proibitivo: a fronte delle 123 tonnellate di aragoste pescate in Italia nel 2000 si è passati alle 311 tonnellate del 2005, mentre le importazioni sono passate dalle 1.272 tonnellate del 2000 alle 1.589 tonnellate del 2006. E il consumo di questi crostacei tende ad aumentare proprio in occasione delle festività natalizie, sempre più spinte a celebrare i consumi anziché l’importanza della vita, a qualunque specie vivente appartenga».

IL PARERE DEL VETERINARIO – Dello stesso tenore il parere espresso dal dott. Enrico Moriconi, medico veterinario di sanità pubblica e presidente dell’Associazione Veterinaria per i Diritti degli Animali, secondo il quale «si può affermare senza tema di smentite che le aragoste mantenute sul ghiaccio sono in uno stato malessere e stress e pertanto chi li sottopone a tali condizioni causa loro una sofferenza punibile ai sensi della legge 189\04 (…). Se si analizza con lo stesso metro di giudizio il sistema di uccisione per immersione in acqua bollente, è ugualmente chiaro che il metodo è sicuramente doloroso perché la coagulazione delle proteine non avviene immediatamente a tutti i livelli e il danno provocato dal calore, cioè dall’acqua bollente, induce un dolore molto intenso (…) si deve affermare che si tratta di maltrattamento sia il mantenimento sul ghiaccio delle aragoste sia la loro soppressione tramite immersione in acqua bollente».

I PRECEDENTI – La recente giurisprudenza di merito ha già confermato tale assunto con diverse pronunce, tra cui il Tribunale di Vicenza (24 aprile 2006) che ha emanato un decreto penale di condanna ad un ristoratore reo di aver maltratto gli astici, o la stessa Procura di Milano (6 novembre 2006) che ha emanato un decreto penale di condanna contro un ristoratore milanese. E alcuni Comuni, per esempio Roma, hanno espressamente vietato questa pratica nei propri Regolamenti per la tutela degli animali.
22 dicembre 2007
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2007-12-22 12:55
ARAGOSTE SU GHIACCIO E ACQUA BOLLENTE, E’ MALTRATTAMENTO

ROMA – Malessere, stress, stato di shock. Il Natale per le aragoste e altri crostacei è un periodo di passione ma ora, tenerle vive su uno strato ghiacciato, o con le chele legate, o immergerle vive in acqua bollente, è maltrattamento. Lo annuncia la Lega Antivivisezione citando un documento tecnico-scientifico realizzato dal Centro di Referenza Nazionale per il Benessere degli Animali, del ministero della Salute, e intitolato “Sofferenza di aragoste e astici vivi con chele legate e su letto di ghiaccio durante la fase di commercializzazione”. “Contro questa pratica e per far valere questo principio anche in ambito penale, oggi la Lav – riferisce l’associazione – ha organizzato, con i suoi attivisti, verifiche presso supermercati e punti vendita in più di 40 città, dalle quali sono scaturite altrettante denunce per violazione dell’articolo 544 ter del Codice penale che punisce il maltrattamento di animali con una sanzione fino ad un anno di reclusione o fino a 15 mila euro”. Il documento tecnico-scientifico del ministero della Salute afferma infatti, sottolinea la Lav, che “il posizionamento degli animali sul ghiaccio, anche se avvolti in sacchetti a tenuta, è assolutamente inappropriato sia come metodo anestetico che come metodi di stoccaggio, in quanto il contatto diretto con il ghiaccio determina asimmetria della prefrigerazione, sbalzo improvviso di temperatura, shock ipoosmotico da acqua di scioglimento o da condensa, ipossia e stress anaerobico”. Per ciò che riguarda la legatura prolungata delle chele afferma che: “Determina atrofia muscolare e inibizione dell’alimentazione se naturale e causa la ben più importante interferenza con i comportamenti di minaccia/difesa, l’applicazione della banda in animali freschi di muta può distorcere e indebolire le chele”. “L’autorevolezza e l’ufficialità della fonte di questo parere tecnico-scientifico ci consentiranno di ottenere sanzioni a favore degli animali”, ha dichiarato Gianluca Felicetti, presidente della Lav. Dal 2000 ad oggi il mercato delle aragoste in Italia è cresciuto nonostante il prezzo proibitivo: a fronte delle 123 tonnellate di aragoste pescate in Italia nel 2000 si è passati alle 311 tonnellate del 2005, mentre le importazioni sono passate dalle 1.272 tonnellate del 2000 alle 1.589 tonnellate del 2006.

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Natale, campagna Lav per le aragoste
“Denunciamo chi le espone vive”

http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/divieto-aragoste/divieto-aragoste/divieto-aragoste.html

CRONACA

Campagna della Lega anti vivisezione in vista delle festività natalizieSecondo il ministero della Salute venderle con le chele legate è maltrattamento
Natale, campagna Lav per le aragoste”Denunciamo chi le espone vive”
di CRISTINA NADOTTI

ROMA – A Natale siate più buoni anche con le aragoste. A chiederlo è la Lav, che ha in programma per oggi una serie di controlli in supermercati e punti vendita di 40 città per verificare a quali maltrattamenti siano sottoposti aragoste e altri crostacei. “Ora c’è anche un documento medico scientifico che ci aiuta a sostenere la nostra campagna in ambito penale – afferma la Lav – per cui potremo procedere a denunciare chi maltratta questi animali”. Non stupitevi dunque se in questi giorni, mentre vi accingete a scegliere il crostaceo per il cenone, sarete bloccati da un gruppo di animalisti che faranno sapere al negoziante che sarà denunciato per maltrattamenti ad animali. Le ragioni dell’aragosta. La Lega italiana antivivisezione si oppone alla vendita di aragoste, astici e altri crostacei con gli animali esposti su ghiaccio o con le chele legate. Fino ad oggi a sottolineare la sofferenza dei crostacei sui banchi frigo dei punti vendita erano soprattutto gli animalisti, ma adesso c’è un documento redatto dal Centro di referenza nazionale per il benessere degli animali del ministero della Salute, intitolato Sofferenza di aragoste e astici vivi con chele legate e su letto di ghiaccio durante la fase di commercializzazione, a dare forza in ambito legale alle associazioni. “Il posizionamento degli animali sul ghiaccio, anche se avvolti in sacchetti a tenuta – dice la ricerca – è assolutamente non appropriato sia come metodo anestetico che come metodo di stoccaggio” perché, si conclude, è “condizione generatrice di stress che riduce inoltre i tassi di sopravvivenza”. In altre parole, non solo i poveri crostacei soffrono, ma il metodo non è neanche garanzia per il cliente di acquistare un prodotto più fresco. Il testo del ministero critica anche la comune legatura delle chele, che “determina atrofia muscolare e inibizione dell’alimentazione se naturale e causa la ben più importante interferenza con i comportamenti di minaccia/difesa”. Le ragioni legali. “L’autorevolezza e l’ufficialità della fonte di questo parere tecnico-scientifico ci consentiranno di ottenere sanzioni a favore degli animali e di mettere al bando questa pratica crudele tanto quanto la cottura delle aragoste vive in acqua bollente – ha spiegato Gianluca Felicetti, presidente della Lav – Dal 2000 ad oggi il mercato delle aragoste in Italia è cresciuto nonostante il prezzo proibitivo: a fronte delle 123 tonnellate di aragoste pescate in Italia nel 2000 si è passati alle 311 tonnellate del 2005, mentre le importazioni sono passate dalle 1.272 tonnellate del 2000 alle 1.589 tonnellate del 2006. E il consumo di questi crostacei tende ad aumentare proprio in occasione delle festività natalizie, sempre più spinte a celebrare i consumi anziché l’importanza della vita, a qualunque specie vivente appartenga.”. Le ragioni degli onnivori. Il senso di colpa a questo punto cresce. Povere aragoste, ma anche poveri capitoni e agnellini e maialini e tutti gli altri animali che finiscono sulle tavole natalizie. A meno che non si scelga di essere vegetariani, in pratica ogni giorno si è causa della sofferenza di altri esseri viventi. Per chi non rinuncia alla carne, tuttavia, sono illuminanti le considerazioni fatte in un libro, Il dilemma della Sfinge, di Giuseppe Notarbartolo di Sciara e Jeff Schweitzer (Muzzio, 16 euro), in cui nell’analizzare il ruolo di prede e predatori si arriva alla conclusione che noi uomini abbiamo il dovere, se vogliamo cibarci di altri animali, di ridurre al minimo le loro sofferenze. Le ragioni dei cuochi. Quelle dei grandi chef, che cuociono astici e aragoste gettandoli vivi nell’acqua bollente, sono le posizioni più difficili da difendere. La scienza ha dimostrato che non c’è alcun fondamento nella teoria che solo mettendo l’animale in pentola vivo si ottenga il miglior sapore, anzi. È sicuro, come afferma Enrico Moriconi, medico veterinario di sanità pubblica e presidente dell’Associazione Veterinaria per i Diritti degli Animali, “che il sistema di uccisione per immersione in acqua bollente è doloroso perché la coagulazione delle proteine non avviene immediatamente a tutti i livelli e il danno provocato dal calore, cioè dall’acqua bollente, induce un dolore molto intenso” e inoltre numerose ricerche hanno provato che in tutti gli animali una morte dolorosa provoca la produzione di tossine che vanno a incidere sul sapore della carne. Le ragioni del giudice. L’esposizione sul ghiaccio, le chele legate, la bollitura da vivo provocano sofferenza, non c’è dubbio, e dunque sono classificabili come maltrattamenti. “Ci sono diversi casi in cui la giurisprudenza si è pronunciata in tal senso – dice la Lav – il Tribunale di Vicenza nell’aprile 2006 ha emanato un decreto penale di condanna ad un ristoratore reo di aver maltratto gli astici, la Procura di Milano, nel novembre 2006 ha emanato un decreto penale di condanna contro un ristoratore milanese. E alcuni Comuni, per esempio Roma, hanno espressamente vietato questa pratica nei propri Regolamenti per la tutela degli animali”. Detto ciò ai consumatori resta un dubbio: se anche si compra un’aragosta surgelata, chi e cosa ci assicura che non sia morta tra sofferenze? È appunto, per tornare alla citazione il dilemma della Sfinge, al quale ciascuno risponde secondo coscienza. E gola, non si può negarlo.

(22 dicembre 2007)

infolav.org

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