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SCHIAVI DEL LUSSO…a presto report!

Ieri sera è andata in onda su rai tre l’ultima puntata di report (almeno per quest’anno) ed è stato trattato l’argomento made in italy e lusso…un excursus che a partire dalle sfilate ha toccato sfruttamento, lavoro nero, corruzione e “mafia”…

…sì perchè alla fine quello che ne è uscito è stato un quadro costituito da poteri crescenti dove a capo sembra vi sia una giornalista (LA DIRETTRICE DI VOGUE) in particolare capace non solo di influenzare milioni e milioni di donne (vedi giornali femminili che influenzano donne che basano i loro gusti e quindi anche i loro acquisti su consigli letti e quindi vedi incremento di entroiti di certe aziende piuttosto che di altre…magari quelle che pagano per avere pubblicità sulle stesse testate giornalistiche-se così si possono definire-) ma anche lo stesso ambiente della moda che sembra penda dalle sue labbra e da ogni suo volere…ma, tengo a prescisare…il mondo della moda italiana…

…insomma non solo sì è visto che un capo che in negozio è venduto ad una cifra spropositata e con una bellissima etichetta MADE IN ITALY (non sempre vero) al produttore- nella gran parte delle volte- costa meno di un decimo ma è stata toccata anche la nota dolente del lavoro nero – necessario per poter avere costi così contenuti alla produzione….insomma non voglio raccontarvi nient’altro….qui di seguito ho riportato dei brevi stralci della trasmissione ma l’intera trasmissione si può sia leggere che vedere al link sul titolo di questo post…

“…La settimana di Milano è uno dei momenti più importanti per l’industria del made in Italy, perché lì si concentra chi compra, chi vende, chi scrive.

Una vetrina che, a quanto pare, gli americani stanno cercando di accaparrarsi.

Ridurre da 7 giorni a 4 vuol dire ridimensionarne l’importanza e l’indotto.

Se tu hai 4 giorni anziché 7 per comprare, compri di meno, se ne parla di meno, gli alberghi guadagnano di meno in compenso la città va in tilt perché in 4 giorni si corre da una sfilata ad una presentazione, da uno show room all’altro.

Chi ha deciso tutto questo è chi comanda l’immagine della moda nel mondo, ovvero la direttrice di Vogue America alla quale i nostri grandi stilisti, per non darle un dispiacere, hanno detto va bene.

A Parigi invece hanno preferito mantenere la settimana di 7 giorni ed hanno preparato un calendario che tiene tutti lì, dando la possibilità agli stilisti minori e agli esordienti di farsi vedere, perché nella moda ciò che conta è la novità, che va coltivata e sulla quale un sistema d’imprese lungimirante investe.

Allora, abbiamo visto che nella settimana della moda il made in Italy esibisce il suo prodotto, bellissimo.

Quello che il mondo ci invidia è proprio il prestigio dei nostri tessuti e la capacità dei nostri artigiani.

Se non si preserva questo si rischia di rovinare un patrimonio unico.

Ma c’è chi preferisce investire molto in pubblicità, tralasciando magari la sostanza.

A Napoli tradizionalmente ci sono i laboratori di pelletteria che lavorano per l’industria della moda…

…Il laboratorio che abbiamo visto produceva direttamente per Prada.

La stessa borsa che viene venduta a 440 è stata pagata 28.

Sono bravi, potrebbero vendere anche ad un prezzo più alto se trovano chi compra, è difficile però ignorare che da qualche parte qualcosa non funziona.

Quando all’origine paghi così poco, e questa origine non è in Cina, dove il costo della vita è più basso, ma è Napoli.

Abbassando così tanto i costi di produzione, è evidente che poi strangoli il fornitore e crei i presupposti per il nero.

Infatti chi lavorava, chi produceva per Prada pagava i lavoratori senza fattura e in contanti. Niente tasse, niente contributi, niente iva.

E stiamo parlando di prodotti destinati al mercato del lusso, dove comprando a 28 e vendendo a 440, è difficile credere che non ci sia un bel margine.

E adesso andiamo verso nord, dove secondo il fornitore napoletano sono più bravi a stare alle regole…

…gli ispettori della Ferragamo avrebbero potuto controllare, lo abbiamo fatto noi per loro, però ci hanno scritto, ringraziandoci di averli informati e hanno ammesso che il fenomeno esiste. Hanno detto però anche che hanno rotto i rapporti con i terzisti che si affidavano a laboratori che poi pagavano in nero.

Abbiamo chiesto un confronto anche con Dolce e Gabbana, visto che abbiamo trovato il loro marchio, ma la risposta è stata “no comment”.

Un fenomeno comunque diffuso anche ad altre griffe, come dimostrano i tre provvedimenti, emessi dal giudice della procura di Firenze, nei confronti di titolari di aziende cinesi che sfruttavano la manodopera clandestina per fabbricare tomaie per Christian Dior, Gucci e borse per Gianfranco Ferrè.

Un sistema però nel complesso tollerato forse per evitare che queste aziende vadano direttamente in Cina.

In compenso però i piccoli artigiani rischiano di essere strangolati dalla concorrenza sleale.

Il patrimonio del made in Italy si fonda su 70 mila aziende, che impiega quasi 1 milione di persone, tutta gente che lavora rispettando le regole e le leggi.

Rimaniamo in Toscana…

…Cucinelli è un produttore famoso nel mondo, che non investe nell’alta finanza, ma nella sua azienda e con i profitti fa cose che rimangono per sempre come il restauro del suo borgo per esempio.

Comunque abbiamo sentito la signora cinese che ha detto che per mettere il marchio made in Italy basta che sia fatto in Italia al 30%.

Come dire, la borsa è fatta in Cina, la tracolla a Prato e il prodotto è italiano.

Secondo normativa dovrebbe essere il contrario, ma siccome non definisce bene i paletti, è più facile frodare.

L’etichetta sarebbe trasparente se la legge definisse made in Italy ciò che è fatto in Italia al 100%.

Sarebbe anche un modo per incrementare l’occupazione regolare e mantenere il prestigio del marchio.

Il potere economico della moda è indiscutibile: le griffe vanno bene in borsa, le sfilate hanno successo ma soprattutto perché veicolano un vastissimo indotto: l’industria tessile a monte, la distribuzione a valle e in mezzo la pubblicità, che vuol dire modelle, fotografi, studi di posa, per produrre immagini che faranno conoscere un marchio o un prodotto.

Ossigeno per i giornali e anche per un po’ di giornalisti che a volte hanno il doppio ruolo, quello di scrivere per il giornale e di fare le consulenze per gli stilisti…

…La direttrice di Vogue Italia detta le tendenze, e da quando è arrivata, cioè da 20 anni la tendenza è quella di utilizzare fotografi stranieri.

Non si scatta più in Italia.

Milano era la capitale dell’immagine della moda nel mondo, e adesso per una ragione o per l’altra si è perso tutto l’indotto che ruota attorno alla pubblicità e ai redazionali e parliamo di milioni di euro.

Non crescono nuove generazioni di fotografi, gli studi di posa lavorano poco, la settimana della moda è diventata corta.

Forse si attribuisce ai guru più importanza di quella che hanno.

Come ha detto la direttrice moda di A “in fondo siamo tutti commercianti”.

Nel senso che si pensa molto agli interessi di bottega e poco a quelli del paese.

A scapito di coloro che il made in Italy lo hanno fatto e continuano ancora a farlo sul serio….”

di Sabrina Giannini
In onda domenica 2 dicembre 2007 alle 21.30
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2 Responses to SCHIAVI DEL LUSSO…a presto report!

  1. wow!

    Ottimo blog 🙂 Questo mio commento è di parte perchè sono vegano e il mio artista preferito è daniele luttazzi 😀

    Se ti va passa nel mio, al quale partecipa anche un mio amico.

    http://www.due-punto-zero.net

    A presto

    Cesare, un tuo nuovo lettore

  2. …ho visitato due punto zero e l’ho trovato molto carino…non solo è diretto e senza fronzoli ma poi ci scappa anche la risata pur parlando di mastella e razi….mi vedrai presto!e grazie per il giudizio positivo sul mio equoecoeveg!go veg….cmq!:)thanx Cesare!

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