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ultime informazioni circa il disastro ambientale della BP

Le ultime informazioni circa il disastro ambientale della BP sono che ci sarà un nuovo tentativo della British Petroleum (Bp) per fermare la marea nera. Nelle prossime ore i tecnici della compagnia petrolifera britannica piazzeranno un nuovo tappo sul pozzo in fondo al Golfo del Messico, che dallo scorso 20 aprile sta riversando il greggio in mare.

Al momento, secondo le stime del governo Usa, si riversano in mare ogni giorno dai 35.000 ai 60.000 barili di petrolio, e la Bp e’ in grado al momento di raccoglierne quasi la meta’.

Fonte: rainews24

Se la marea nera sembra inarrestabile, l’arrivo dell’uragano Alex rischia di trasformarla in un’invasione di catrame.

Ma se la preoccupazione maggiore è ancora quella di fermare questo flusso mefitico (la fuoriuscita di greggio dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon nel golfo del Messico va avanti da 74 giorni), le autorità sanitarie cominciano a preoccuparsi anche delle possibili conseguenze per la salute delle popolazioni che vivono sulla costa e di quella dei lavoratori (e dei volontari) addetti alla pulizia delle spiagge e al salvataggio degli animali.

Un monitoraggio ben coordinato fra gli Stati che si affacciano sul golfo «annerito», Louisiana, Alabama, Florida, Mississippi e Texas (cosa non facile perché i sistemi di rilevamento sono differenti) e ripetuto periodicamente per verificare se le alterazioni a carico dell’organismo si siano risolte nel tempo.

Oltre agli effetti irritanti per la gola, la pelle e gli occhi delle frazioni volatili del petrolio, benzene, toluene e etilbenzene (ma possono comparire anche nausea e mal di testa), fastidiosi, ma transitori, si temono conseguenze più subdole e meno controllabili, legate agli Ipa, gli idrocarburi policiclici aromatici, sostanze di sono noti la tossicità, e, soprattutto, gli effetti cancerogeni. Per tentare una previsione su una catastrofe senza precedenti per l’enorme contaminazione delle acque che sta comportando, bisogna rifarsi ai pochi studi disponibili sulle emergenze (tante) del passato. Sono 400 gli incidenti con grosse perdite di greggio in mare dal 1960 ad oggi, ma solo per sette di queste «sciagure» ecologiche esistono ricerche sulle conseguenze per la salute della popolazione. L’evento più, e meglio, monitorato è il naufragio al largo della costa della Galizia, nord-ovest della Spagna, della petroliera Prestige: la nave colò a picco disperdendo in mare 12 mila tonnellate di petrolio (nei giorni successivi le navi giunte in soccorso ne risucchiarono circa 5 mila).

«IL RISCHIO ESISTE» -Bianca Laffon, esperta in tossicologia genetica dell’università di La Coruña, ha prelevato campioni sangue ai volontari che nei primissimi giorni dal disastro si adoperarono per salvare gli uccelli invischiati nel catrame, e successivamente agli addetti alla pulizia delle spiagge e degli scogli ricoperti di petrolio che lavorarono lì per mesi. In effetti, furono riscontrate alterazioni del Dna, che persistevano ai controlli successivi in chi era stato a lungo a contatto con la massa catramosa, ma che sembrano essersi risolti negli ultimi esami un anno fa. Commenta Riccardo Crebelli, direttore del reparto di tossicologia genetica dell’istituto superiore di Sanità: «Il rischio di conseguenze del genere esiste perché questi idrocarburi riescono ad indurre alterazioni del Dna; è un fatto ben documentato da test sui linfociti. Più difficile è capire fino a che punto il danno è riparabile,

Fonte: corriere.it

L’allarme maggiore arriva dai ricercatori italiani: la marea nera potrebbe causare danni irreparabili all’attività di regolazione termica della Corrente del Golfo, con conseguenze sul clima globale del pianeta.

A sostenerlo è la sintesi di uno studio pubblicata sul sito dell’Associazione Geofisica italiana a cura dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima Cnr-Isac. La nota firmata da Gianluigi Zangari, fisico teorico, prende spunto dalle osservazioni sulla zona del disastro ambientale, effettuate via satellite in tempo reale dai Laboratori Nazionali di Frascati.

Fonte: tg24.sky.it

Nuove accuse dall’America nei confronti dell BP: il video di un giornalista freelance di New Orleans, C.S. Muncy, diffuso via YouTube e ripreso da alcuni siti di media americani mostra le immagini di un tratto di una spiaggia della Grande Isle, in Louisiana, in cui il petrolio non sarebbe stato rimosso, ma sepolto, coperto con altra sabbia.
L’accusa nei confronti della BP è che invece di ripulire le spiagge, come si è impegnata a fare, in molti casi ricorra a questi mezzi di pulizia, meno costosi e sicuramente più veloci.

Fonte: tg24.sky.it

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