Eccoci alla quarta parola del progetto10 parole per il Pianeta, dopo laterza già vista ieri:biodegradabile.
Quando si parla di una sostanzabiodegradabile, parrebbe ai più, di parlare di qualcosa di “ecologicamente perfetto”, come se la capacità di biodegradarsi, rendesse come per magia, qualunque sostanza ottima per il Pianeta. Eppure, anche se forse ti stupirà, questo concetto non è per nulla così semplice.
Scopriamo insieme quindicosa significadavverobiodegradabileper il nostro bene e per il bene del nostro ambiente ed al contempo impariamo a fare scelte più consapevoli al di là di merigreenwashing.
Biodegradabile: che cosa significa davvero?
Riferendosi ad una sostanzabiodegradabile, si intende una sostanza che puòscomporsiin sostanze piùsemplici, grazie all’opera dimicroorganismi, batteri e funghi ma non solo, così da esser più facilmente metabolizzata. Pertanto, le sostanze biodegradabili per loro natura, se lasciate nell’ambiente, vengono scomposte ed infine eliminate.
Ciò che èbiodegradabilenon è però tutto uguale: ci sono sostanze biodegradabili avita più brevee quelle avita più lunga, con naturalmente ripercussioni diverse sul nostro Pianeta, a seconda che siano del primo o del secondo caso. Ulteriore dettaglio, spesso dimenticato, è il fatto che una sostanza, pur essendo biodegradabile, puòstravolgerecompletamentela vita dell’ecosistema in cui viene rilasciata.

Biodegradabile: tra scienza e natura
Labiodegradazione, come abbiamo accennato, è un processo che avviene innaturae che interessa tutte lesostanzebiologiche. I problemi nascono, quando si ha a che fare consostanze non presenti in natura, una su tutte la plastica, ad esempio, ma non solo, come vedremo tra poco, anche consostanzepresenti ma inaltriecosistemi.
Un tassello importante infatti, che ci permette di comprendere di più su questo fenomeno biologico èdove avviene la biodegradazione. Il dove è unprinicipio essenziale: se essa avviene nelsuolo, sarà più semplice, mentre se avviene in ambientemarino, sarà molto più complessa. Come a dire, che l’impatto ambientale di un determinato materiale, risulta legato strettamente al tempo che esso impiega a biodegradarsi nell’ambiente e perchè ciò accada, i fattori che giocano un ruolo chiave non sono solo la materia di cui è composto, ma anche quanto la sua struttura chimica è il più simile possibile alle sostanze presenti nell’ambiente di degradazione, suolo o acqua che sia.
In fin dei conti, lacapacità di biodegradarsi di una sostanza, dipende quindi dalla capacità che i diversi microrganismi hanno di attaccarlo e trasformarlo da materiale organico a inorganico. Non dimentichiamo però, ipossibili effettidel processo di biodegradazione di queste sostanza sull’ambiente in cui si trova.
Un esempio, che ci racconta la Prof.ssaMaria Cristina Lavagnolo, docente di ingegneria sanitaria e ambientale all’università di Padova, è relativa al rilascio di una sostanza biodegradabile ed apparentemente naturale quando rilasciata nell’ambiente “sbagliato”:“Il latte, se viene versato in grandi quantità in un corso d’acqua, viene aggredito dai microrganismi presenti nell’ambiente che essendo aerobi, ovvero che consumano ossigeno per il metabolismo, portano rapidamente il fiume ad anossia, ovvero a forte carenza di ossigeno nell’ambiente acquatico, cosa che induce a morte tutta la fauna acquatica che popola l’ambiente acquatico.”Come abbiamo visto quindi, il latte, pur essendo una sostanza del tutto naturale, è in grado comunque di stravolgere completamente la vita di un ambiente acquatico, pur essendo a tutti gli effetti una sostanza biodegradabile.
La velocità della biodegradazione ed i fattori che la influenzano
Altro fattore importante nel gioco complesso della biodegradazione, è lavelocità: questo perchè, come sappiamo, l’impatto ambientale di una certa sostanza, deriva dalla suapermanenza nell’ambiente,ovvero quanto è più prolungata, tanto più il suo impatto ambientale sarà alto. La velocità che impiega un metariale per biodegradarsi quindi, risulta molto importante ed esso dipende sì, come detto, dalla sua natura ma anche dalle condizioni ambientali e dal suo quantitativo.
Gliambientidove il materiale può essere biodegradato possono essere molteplici:
- il suolo;
- l’acqua dolce;
- l’acqua marina;
- gli impianti industriali dedicati allo stoccaggio e alla degradazione dei rifiuti;
ed i fattori che governano lavelocitàdella biodegradazione sono, ad esempio:
- la quantità e la qualità dei microrganismi;
- l’umidità;
- la temperatura;
- i raggi UV;
- il pH;
- l’ossigeno.
Se abbiamo quindi chiarito ieri, con la nostra terza parola appartenente al progetto 10 parole per il Pianeta, che il terminecompostabilesignifica “che può essere compostato”, spesso la parolabiodegradabileviene associata erroneamente (e non in modo involontario) al termine compostabile.
Purtroppo, causa greenwashing promosso dal marketing spietato di numerose realtà aziendali, unire il concetto di compostabile con biodegradabile ad esempio per una bioplastica, infonde nella mente dei possibili consumatori la sua semplicità di disgregazione ed il suo più leggero impatto ambientale. Eppure, se come sappiamo non è tutto oro ciò che luccica,biodegradabile non significa necessariamente che si degraderà rapidamentein natura, quindi, biodegradabile, in ultima analisinon significa per forza innocuo per l’ambiente.Gli esempi sono molti, uno su tutti i saponi ed i prodotti per la pulizia che per essere biodegradabili devono attenersi alregolamento CE numero 648/2004e la biodegradabilità dei tensioattivi porta con sè una grande importanza nel gioco della sostenibilità ambientale.
Non ci resta quindi che, di fronte alla diciturabiodegradabile, chiederci: dove lo farà? da cosa è composto? che materiale è? mi serve davvero? insomma, nel difficile gioco in atto per lasalvaguardia del Pianeta, ciò che svolge un ruolo davvero cruciale non solo bollini, marchi o parole come “bio” e “naturale” (o ancora “biodegradabile“), bensì sono molto più utili le classiche azioni:
- riduci;
- riusa;
- ricicla;
- …e (come dico da sempre) siiconsapevole!
A domani con laparola numero 5delle nostre 10 parole per il Pianeta,

fonti
- isprambiente.gov.it – APAT – I quaderni della formazione ambientale – I rifiuti
- senato.it
- ilbolive.unipd.it
- cnsc.iss.it
- https://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06152dl1.htm
- https://www.eea.europa.eu/it/segnali/segnali-2018/articoli/gravi-rischi-per-la-vita-sott2019acqua
