La tua vita senza plastica: sperimenta il #plasticfreejuly

photo credit Carmela Kia Giambrone

Estate: tempo di relax,certo, ma anche di istanti liberi per riflettere eprogettare, lasciando vagare la mente tra lemille e una ideeche la popolano durante tutto il resto dell’anno.

Uno dei tanti argomenti che affollano la mia è certamente lasostenibilità. 

Spesso, per molti, il concetto diimprontaeimpatto minimoè spesso un concetto legato agrandi azioniche, se viste dal proprio piccolo punto di vista, può far quasi quasi spaventare o addirittura donare senso di impotenza.

Niente di più lontano dalla realtà in effetti basta pensarci un attimo su.

Per essere più sostenibili,verdi e attenti all’ambiente basta esserloun poco di più tutti i giorni,compiendo i gesti quotidiani che facciamo da sempre, aggiungendo però un pizzico disensibilità e consapevolezza in più di quella che usiamo di solito.

Plastic free july: 1 mese senza plastica

In questi giorni il tam-tam corre sui social, Instagram per primo: lacampagna #plastifreejulyè partita dall’Australia ed ha interessato più di150 paesi(in Italia c’è la famosa Zero Waste Italia che dal 2009 si pone come obiettivo i rifiuti zero e che con mia grande fortuna, ho potuto incontrare il suo presidente Rossano Ercolini alcuni anni fa durante una presentazione all’ecostreet di Arezzo).

Grazie alla Fondazione omonima che dal 2011 ha comemissionla costruzione di un movimento nel mondo che riduca l’uso della plastica e ne migliori il riciclaggio, questo hashtag ha risvegliato non poco le coscienze di chi si era per un attimo scordato le brutte immagini di mammiferi, pesci e persone che ormai da tempo vivono in un vero e propriooceano di plastica e microplastica.

La domanda allora sorgeva spontanea:chi lo crea questo oceano?

Altrettanto spontanea arrivava la risposta:noi, con i nostri gesti e le nostre scelte quotidiane (e qui insomma ritorniamo a parlare di boicottaggio, consumo critico e consapevolezza insomma…)

Ridurre il consumo di plasticaquotidiana (ma non solo, anche di acqua, risorse, energia e tempo)non è un’azione da supereroiné un atto di magia. Riguarda noi, la nostra volontà di cambiare ed agire sulle nostre abitudini per creare un modo di vivere (e consumare) su questo pianeta più rispettoso e sostenibile.

Ilricicloinfatti non basta ed un recente rapportoredatto dalla Scuola Agraria del Parco di Monza per conto diGreenpeaceha di fatto messo in luce una carenza decisamente importante: secondo i dati Corepla del 2017, di tutti gli imballaggi in plastica immessi al consumo, solopoco più di 4 su 10vengono effettivamente riciclati, 4 invece vengono bruciati negli inceneritori.

Le microplastiche: cosa sono e perchè sono così pericolose

Altro enormetasto dolentepoi sono lemicroplasticheche affollano acque e mari, sì perchè forse alle volte parlare di oceani fa sembrare il problema sufficientemente lontano da non riguardarci (dimenticando di fatto uno dei cardini principali:tutto, sul Pianeta, è collegato).

Viste le loromicro-dimensioni, queste minuscole parti plastiche, che generalmente sono contenute in dentifrici e scrubs commerciali (che possono essere ben sostituiti come sa bene chi legge il blog dafondi di caffè,spazzole naturali,sale marinoma non solo…),non vengono filtrate dai sistemi di depurazionedelle acque e si riversano così direttamente nei fiumi, nei mari e negli oceani, seguendo poi le catene trofiche contaminano così gli ecosistemi naturali.

I risultati delle analisi sui campionamenti effettuati negli organismi prelevati nel Mar Tirreno (Liguria, Toscana, Lazio e Campania) nell’ambito della ricerca scientifica condotta dall’Università Politecnica delle Marche, Greenpeace e dall’Istituto di Scienze Marine del CNR di Genova ha di fatto reso no noto che il 25-30% dei pesci ed invertebrati analizzati presenti nel Mar Tirreno, conteneva micro particelle di plastica, evidenziando livelli di contaminazione paragonabili a quelli già riscontrati negli organismi analizzati nell’Adriatico. (greenpeace.org)

Il challenge suplasticfree.org

Sul sito di PlasticFree.orgè possibile partecipare alchallengeiscrivendosi al loro form, persperimentaredurante tutto il mese di luglio, lariduzione dell’uso della plastica nella vita quotidiana. Inoltre, la fondazione, ha creato unvademecummolto utile su comeessere più sostenibili nei diversi ambiti quotidianied insomma si sa che in questi casi le informazioni non sono mai abbastanza (andate a leggere, qualche consiglio è davvero utile!)

Il Kit 365 plastic free di #kiagreenliving

Questo il mio “Kit di sopravvivenza” per cittadino sostenibile 365giorni/365, perchè la sostenibilitànon è a giorni alternie perchè duri, va coltivata e protetta come una piccola nuova pianta che ogni giorno cresce sempre di più.

Sì allo sfuso ed all’homemade, da portare con sè utilizzando:

  • vetro
  • inox
  • stoffa

e quando è possibile ovviamentericiclatoe non ex-novo.

Addio al pronto ed al take-away (ed al fast-food!), alla carta “usa e getta” e naturalmente alla plastica.

photo credit Carmela Kia Giambrone #plasticfree 

Nella foto qui sopra potete vedere il mio di kit verde da utilizzare all’infinito (e oltre!):

  • bottiglia in vetroper l’acqua da portare sempre con sè per evitare bottigliette di plastica ed affini (io non amo particolarmente porre laplastica a contatto con cibi e bevande)
  • thermos in acciaio inoxper tisane, tè, caffè e dire addio alle malefiche macchinette
  • mini posate da passeggio, cucchiaio-forchetta-coltello per mangiare tutto ma proprio tutto anche fuori casa
  • vasetto in vetro perfetto per piccoli snackcome yogurt, semi oleosi, frutta, rigorosamente riciclato!
  • vasetto ermetico porta pranzo: andrà benissimo anche nello zaino, non perderà e rimarrà ben chiuso
  • tovaglietta, tovagliolo, porta posatein cotoneper apparecchiare la vostra tavola ovunque vi troviate
  • borsinaportatutto in cotone perfetta per ogni evenienza (spesa, regali, raccolte…)

Tutto riutilizzabile all’infinito, proprio come in natura (#dallebuccenasconoifiori insegna) dovenulla è un rifiuto ma una risorsa.

In tema di “homemade” sul Giornale del cibo, magazine di cucina con il quale collaboro da qualche tempo, nella rubrica vegetariani e vegan,  potete leggere un mio articolo che parla di come preparare loyogurt vegetale fatto in casacosì da risparmiare un bel quantitativo di plastica oltre che anche qualche soldino.

In fondo l’autoproduzioneè lavera chiave per una vita più verdee sostenibile, non credete?

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Carmela Kia Giambrone

Giornalista, consulente alla sostenibilità e alla comunicazione digitale

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